Verso il centenario della nascita del PCI

1921-2021

L’eredità storica del Partito Comunista Italiano secondo l’opinione di intellettuali, scrittori, politici.

Il centenario della nascita Partito Comunista d’Italia è l’occasione per riflettere sulla sua influenza nella storia del nostro paese. Il legame tra irruzione delle masse popolari nella vita e nella storia dello Stato e progresso dell’intera nazione appare del tutto evidente oggi: con quelle stesse masse popolari espulse dallo scenario politico, una forte riduzione degli spazi democratici e un parallelo regresso delle conquiste dei ceti subalterni. 

Nel discorso politico della sinistra italiana odierna prevale non a caso una lettura del cambiamento addomesticata, che prescinde sostanzialmente dal tema del conflitto sociale. Con il ripudio di questa dimensione essenziale dello sviluppo e del progresso storico, tutto si riduce infatti alla pura e semplice amministrazione dell’esistente.

Si perde così di vista una delle cifre essenziali della storia del PCI: la pressione dal basso esercitata dalle classi subalterne per la conquista e la stabilizzazione di nuovi spazi di democrazia e di avanzamento sociale. Ad essersi spezzato e interrotto è insomma quel filo rosso che per lungo tempo, grazie ai partiti di massa socialcomunisti e cattolici, ma soprattutto grazie ad una formazione come il PCI, aveva legato il conflitto sociale – distributivo e non – ad una teoria politica alta, permettendo al primo di assumere forme di coscienza globali (in grado cioè di ragionare in termini prima di classe e poi di blocco storico complessivo), e alla seconda di uscire dal piano della pura astrazione e di farsi storia e prassi concreta.

L’azione del PCI, nell’indirizzare e far compiere un salto di qualità alla politica superando le istanze inizialmente solo ribellistiche delle classi subalterne italiane, ha contribuito quindi non solo a creare le condizioni per una democrazia matura, ma a porre quest’ultima lungo un percorso progressivo di trasformazione sociale.

Partendo da queste considerazioni, abbiamo pensato di sollecitare l’opinione di intellettuali, artisti, scrittori, politici e sindacalisti chiedendogli di rispondere a queste due domande:

  • Che cosa hanno significato il PCI e poi la sua cancellazione per la storia del nostro paese e dei subalterni? 
  • È possibile oggi attualizzare e rivitalizzare quella lezione, a fronte delle trasformazioni non solo sul piano sociologico e della composizione sociale, ma anche su quello delle forme di coscienza? E con quali mezzi?

Ecco le loro risposte.



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