di Sergio Gentili

Per noi che frughiamo nella storia per trovare parte delle ragioni del presente,
gli anniversari sono sempre momenti di riflessione istruttiva.
Il 25 aprile è una data simbolo della storia d’Italia e una buona occasione per
ripercorrere momenti della nostra storia. In questi anni di offensiva
ideologica delle peggiori destre, l’esigenza di ricostruire le vicende appare
necessaria e urgente.
Le destre falsificano a loro piacimento la storia, mentre molti intellettuali liberaldemocratici semplicemente cancellano l’esistenza e il ruolo dei comunisti italiani. Sono campagne irresponsabili che logorano le radici della democrazia italiana e indeboliscono le sue difese immunitarie.
Tuttavia, esse non trovano una confutazione adeguata da parte delle forze di sinistra, che anche così pagano le conseguenze dello smantellamento culturale, oltre che politico, del ruolo del Pci e della sinistra nella la democrazia italiana. Certo non servono difensori nostalgici quanto studiosi rigorosi e onesti.
Nell’80° ritengo utile tornare a riflettere sul significato del 25 aprile, anche in termini nuovi.
Cosa accadde in quei giorni?
Per prima cosa va esaminata la concreta vicenda storica, cioè cosa accadde in quei giorni e mesi; per seconda, cosa ha significato la Liberazione nella storia nazionale e del popolo italiano.
Nel concreto storico.
Gli ultimi 10 giorni dell’aprile ’45 hanno visto l’offensiva militare dell’esercito di liberazione nazionale (Corpo Volontari della Libertà, diretto da Luigi Longo, Ferruccio Parri e Raffaele Cadorna) che ha liberato moltissime città dall’occupante tedesco (scusate, ma almeno alcune città vanno citate per non mandare persa la memoria): Aosta, Torino (sciopero generale e insurrezione), Cuneo, Biella, Vercelli, Novara, Bologna, Modena, Reggio Emilia, Parma, Piacenza, Genova (il comando tedesco si arrende ai partigiani, unico esempio in Europa), Milano (sciopero generale e insurrezione), Padova, Venezia, Trieste.
Il 1° maggio tutta l’Itala del nord è liberata. Mussolini è stato giustiziato (28 aprile) e Hitler si è suicidato (30 aprile). Il 25 aprile, sulle rive dell’Elba, in Germania, l’esercito americano si era incontrato con l’Armata Rossa che stava combattendo a Berlino.
Il tratto inedito dell’Insurrezione è la partecipazione armata e il crescente sostegno del popolo italiano fin dal 1943. Questo tratto popolare della Resistenza segna anche una sostanziale differenza con il periodo risorgimentale dove i gruppi dirigenti monarchico-liberali hanno sempre ignorato le forze popolari e mal sopportato Garibaldi e i garibaldini.
La partecipazione armata popolare fin dal 1943
Nella lotta di Resistenza la situazione è rovesciata. E ciò per la presenza militare e politica del Pci e delle sinistre che hanno sostenuto una battaglia politica di fondo, da una parte, contro l’attendismo delle forze moderate del CLN, dall’altra parte, verso il comando alleato che non voleva riconoscere il movimento partigiano come soggetto autonomo ma solo come gruppi terroristici di disturbo nelle retrovie nemiche. Tanto che, il 13 novembre ’44, il gen. Alexander (inglese) dice alle formazioni partigiane di fermare le loro azioni, poi, il 13 aprile ’45, il gen. Clark (americano) intima ai partigiani di stare fermi perché non è ancora il momento di agire.
Entrambe le assurde indicazioni degli alleati non sono state eseguite: Longo risponde ad Alexander con l’indicazione di spostare nelle pianure la lotta partigiana in condizioni difficilissime; Longo e Togliatti rispondono a Clark che l’Insurrezione verrà fatta ugualmente. Così il “triunvirato insurrezionale” formato da Emilio Sereni, Leo Valiani e Sandro Pertini, viene messo nelle condizioni politiche di lanciare l’appello all’Insurrezione e di indicare ai nazifascisti la scelta tra “arrendersi o perire”.
La Liberazione con il ruolo di protagonisti delle forze popolari antifasciste, quindi, non fu un dato scontato, una naturale evoluzione della situazione politico-militare ma un atto politico preparato e realizzato dalle forze di sinistra e dai comunisti presenti nel Cln e nel governo Bonomi.
La rivoluzione democratica antifascista
Seconda questione: nella storia d’Italia, come collocare e cosa ha determinato la lotta di Liberazione?
La Liberazione è una delle fasi della rivoluzione democratica antifascista che si è svolta in Italia tra il 25 luglio del 1943 e l’entrata in vigore della Costituzione Italiana (1° gennaio 1948).
Anche questa non fu una evoluzione naturale ma il risultato di una lunga lotta politica e sociale dall’andamento altalenante e mai scontato, in cui inglesi, americani e Vaticano hanno giocato un ruolo pesante di condizionamento della vicenda nazionale.
Tuttavia la rivoluzione antifascista c’è stata e ha avuto alcuni momenti di svolta: costituzione del Cln e il suo radicamento nei territori (grazie al lavoro di Luigi Longo), organizzazione della Resistenza, svolta di Salerno per un governo di tutte le forze combattenti contro il nazifascismo (fondamentale è il ruolo di Togliatti), Insurrezione, voto alle donne, scelta della Repubblica con il voto del 2 giugno ’46, elaborazione e approvazione della Costituzione. Per ogni di questi momenti ci sarebbe da studiare attentamente le forze in campo e i conflitti interni ed esterne alle forze democratiche e tra le stesse forze della sinistra.
La nuova storia si mise in movimento con l’iniziativa monarchica di licenziare il loro servo Mussolini. Dopo di che, le forze politiche antifasciste, di sinistra e moderate, si sono unite e organizzate nel Cln per combattere l’invasore nazista e per dare un governo antifascista all’Italia.
Nel Cnl forze diversissime tra loro
diversissime per cultura e per prospettive politiche per il dopo guerra: i liberali, parti consistenti del mondo cattolico, il Vaticano e gli inglesi, puntavano alla conservazione del passato, al ritorno del sistema monarchico-liberale prefascista, volevano il mantenimento della monarchia e puntavano ad un ruolo egemonico dei cattolici conservatori protetti da Pio XII. Viceversa, comunisti, socialisti e azionisti proponevano un nuovo modello di democrazia fondata sulle forze del lavoro e popolari come nuove classi dirigenti della repubblica, volevano realizzare una democrazia che affermasse l’uguaglianza, i diritti sociali e civili, la dignità e la libertà delle persone, volevano un’Italia che ripudiasse la guerra, cioè, estirpasse l’anima colonialista e imperialista delle classi dirigenti monarchico-liberali-fasciste.
In quei mesi, la forza politica che aveva una visione strategica rivoluzionaria e nazionale era il Pci perché aveva ragionato sulle ragioni della sconfitta davanti al fascismo, in Italia e in Germania, e aveva trovato nella partecipazione delle masse popolari, nella unità tra socialisti e comunisti nella loro capacità di fare politica e di stringere alleanze sociali e politiche, la leva fondamentale del cambiamento antifascista e democratico in direzione del socialismo.
Dall’insurrezione alla Costituente e alla Costituzione
Erano convinti che servisse un partito che non propagandasse la rivoluzione ma che concretamente la realizzasse con l’intervento attivo, permanente e consapevole della classe operaia, dei contadini e dei loro alleati.
In quelle condizioni così rischiose e contraddittorie, l’Insurrezione popolare ha rappresentato l’affermazione delle forze lavoratrici e popolari come nuova classe nazionale e dirigente. Senza di essa non sarebbe stata eletta quell’Assemblea costituente che, ispirata ai valori dell’antifascismo, ha scritto e approvato la Costituzione (il Parlamento eletto nel 1948 non l’avrebbe certo fatta così).
Senza il 25 aprile, il popolo italiano non avrebbe potuto mostrare anche l’altra sua parte quella popolare e democratica che la monarchia e il fascismo avevano soffocato.
Senza la lotta di Liberazione gli italiani non sarebbero stati riconosciuti come un popolo civile e autonomo, non più oppresso da classi dirigenti meschine e violente che avevano aggredito per depredarle l’Etiopia, i Balcani, l’Albania, la Grecia, la Francia e la Russia. La dignità di essere un popolo di pace, democratico e civile e il diritto al voto delle donne, gli italiani se le sono conquistate con l’antifascismo, con la Resistenza e con l’Insurrezione del 25 aprile 1945.