La scomparsa di Valentino Parlato

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Il cordoglio e l’omaggio di Futura Umanità Associazione per la storia e la memoria del PCI

Politico, giornalista, comunista. È certamente “anomala”, cioè straordinaria, la storia di Valentino Parlato che ci ha lasciato ieri il 2 maggio, a 86 anni. Comunista per tutta la vita. E mai pentito. Tra i fondatori del Manifesto, di cui fu quattro volte direttore (fino al 2010, quando lasciò il testimone a Norma Rangeri, tuttora in carica), Valentino Parlato ha iniziato la sua militanza in Libia, a Tripoli, dove era nato (7 febbraio 1931). E proprio perché comunista, nel 1951 dalla Libia viene espulso e in seguito si trasferisce a Roma.

Redattore dell’Unità e di Rinascita, funzionario di partito ad Agrigento, membro del Comitato Centrale, stretto collaboratore di Giorgio Amendola; nel giugno 1969, con Rossana Rossanda, Luciana Castellina, Aldo Natoli, Luigi Pintor, fonda Il Manifesto.

Fortemente e apertamente critico nei confronti del Pci, colpevole ai suoi occhi di non condannare l’intervento sovietico in Cecoslovacchia, nel novembre dello stesso anno viene radiato dal partito.

Per gli anni che seguiranno, quasi mezzo secolo, lui continuerà a combattere, comunista eretico e fedele. Per sempre. Il suo ultimo impegno è stato nella battaglia referendaria per la difesa della Costituzione, aderendo fin da subito, fin dalla prima uscita pubblica nel gennaio del 2016, al Comitato per il No.

“La rivoluzione non russa”, è il titolo del suo libro uscito nel 2012 sui grandi quaranta anni di vita del Manifesto; ma nell’ultima recentissima intervista si dichiara «sgomento davanti a questa sinistra che non riconosce più se stessa nemmeno allo specchio». E tuttavia nell’ultimo editoriale, scritto sul Manifesto pochi giorni prima della scomparsa, scrive: «Non possiamo non tener conto di quel che nel mondo sta cambiando; dobbiamo studiarlo e sforzarci di capire, sarà un lungo lavoro e non mancheranno gli errori, ma alla fine un qualche Carlo Marx arriverà».

L’Associazione Futura Umanità porge il suo cordoglio e il suo commosso omaggio.

Futura Umanità si unisce al dolore per la scomparsa di Alfredo Reichlin

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Con Alfredo Reichlin scompare uno dei dirigenti “storici” del Pci. Avrebbe compiuto 92 anni il prossimo 26 maggio.

Era nato a Barletta, dove il nonno paterno, svizzero, aveva impiantato ai primi del ‘900 una fabbrica per l’estrazione del tannino dalle vinacce.

Molto importante per la sua formazione politica fu l’amicizia con i due fratelli Pintor, Giaime e Luigi, nonché la partecipazione alla lotta di Liberazione (nei GAP) grazie ad un altro amico e compagno di gioventù, Lucio Lombardo Radice. Fu tra i giovani intellettuali che Togliatti “reclutò” tra i suoi collaboratori per la costruzione del “partito nuovo”. Al Pci si era iscritto nel 1946. Diresse per sei anni l’Unità (a partire dal 1958) e per altrettanti anni (dal 1962 al 1968) fu alla guida del Partito in Puglia, misurandosi con le difficili emergenze legate alla “questione meridionale”. Eletto alla Camera dei Deputati nel 1968, è stato parlamentare per sette legislature. Entrato a far parte della Direzione del Partito, fu tra i più stretti collaboratori di Enrico Berlinguer, soprattutto per le politiche economiche. Dopo lo scioglimento del Pci, ha fatto parte del PDS, poi dei DS e infine del PD.

L’Associazione Futura Umanità rende il suo omaggio partecipe e commosso al ricordo del combattente antifascista e del dirigente comunista.

NO. Una vittoria che chiama la sinistra

Articolo di Paolo Ciofi

È stata una grande vittoria della democrazia, e dunque della Costituzione, che fonda sul lavoro e non sul capitale la Repubblica italiana. Un punto da non dimenticare mai, perché si tratta di una conquista di portata storica che gli emissari del capitale vorrebbero in ogni modo rottamare. Questa, al fondo, è stata la vera materia del contendere. La controriforma Renzi-Boschi, che il popolo italiano ha avuto il coraggio e la forza di cancellare nonostante una campagna che ha seminato divisioni, paure e ricatti, tendeva precisamente a conformare l’ordinamento costituzionale sugli interessi dell’oligarchia finanziaria. E quindi a sterilizzare i diritti, trasformandoli in concessioni e bonus nella disponibilità di chi detiene il potere. Aver respinto questo tentativo di retrocessione storica, che riporta il lavoro da fondamento della Repubblica su cui si innalzano i principi di libertà e uguaglianza a pura variante del mercato, e di conseguenza le persone che per vivere devono lavorare a merci in vendita al minor prezzo per chi le compra, è stato uno straordinario successo da non sottovalutare, che lascia aperta la prospettiva di un possibile cambiamento. Continua a leggere “NO. Una vittoria che chiama la sinistra”

Futura Umanità a fianco dei militanti di Action per il diritto alla casa

Futura Umanità a fianco dei militanti di Action in sciopero della fame da dieci giorni contro la delibera del commissario Tronca che annuncia nuovi sgomberi.
Futura Umanità, associazione per la storia e la memoria del Pci, è a fianco di Action Diritti in Movimento e dei 23 attivisti che hanno adottato una forma di lotta estrema come lo sciopero della fame per difendere il diritto all’abitare. Gli occupanti di via Santa Croce in Gerusalemme protestano contro le riprovevoli iniziative del commissario di Roma Tronca, che invece di assicurare un alloggio a chi non ce l’ha, sgombra intere famiglie da locali in disuso in cui i senzacasa hanno trovato ricovero, impedendo l’attuazione del piano straordinario per l’emergenza abitativa adottato dalla Regione Lazio. Per di più il commissario Tronca si rifiuta anche solo di incontrare i movimenti per la casa e di aprire una qualsiasi forma di trattativa o mediazione. Una chiusura inspiegabile e immotivata, come se a Roma non esistesse un’emergenza abitativa. Eppure sono ben 20mila gli sfratti in esecuzione nella Capitale, 6mila le famiglie co-strette ad occupare, 5mila quelle ospitate nei residence del comune; mentre il 90% delle sentenze di sfratto è per morosità incolpevole. E’ necessaria una mobilitazione ampia e unitaria perché questa vergogna finisca!
Futura Umanità ribadisce la propria solidarietà e il proprio sostegno nei confronti di chi in prima persona, con lo sciopero della fame, sta conducendo una battaglia di civiltà per l’attuazione di un diritto costituzionalmente garantito.

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Le ragioni del No alle modifiche costituzionali

PREMESSA

L’attuale governo —con l’appoggio di una maggioranza parlamentare ottenuta con una legge dichiarata incostituzionale—- dopo avere fatto approvare la nuova legge elettorale (c.d. Italicum) a tappe forzate e senza il rispetto delle prassi parlamentari, con lo stesso sistema pretende di cambiare la Costituzione modificando profondamente il volto della Repubblica.
Combinate con la nuova legge elettorale, le modifiche costituzionali:

  • comportano lo stravolgimento della democrazia rappresentativa;
  • concentrano il potere nelle mani del governo e di chi lo guida attribuendo ad un unico ? partito – che potrebbe anche essere espressione di una ristretta minoranza di elettori – ? potere esecutivo e potere legislativo;
  • condizionano l’elezione del Presidente della Repubblica, dei giudici della Corte
    Costituzionale e dei componenti del Consiglio Superiore della Magistratura, organi di garanzia e di controllo fondamentali per la vita della democrazia costituzionale.

 

PRINCIPALI PUNTI DELLA RIFORMA COSTITUZIONALE

Fine della garanzia del bicameralismo. Fine dell’elezione diretta dei Senatori. Fine dell’autonomia legislativa delle Regioni.
Il DDL costituzionale in discussione al Parlamento prevede il superamento dell’attuale bicameralismo.
L’unica Camera dotata di rilevanti funzioni sarà la Camera dei Deputati.
Il Senato viene trasformato in un organo che dovrebbe rappresentare le istituzioni territoriali, privato del potere di dare o togliere la fiducia al governo.
Il futuro Senato sarà composto da consiglieri regionali e da sindaci designati dai rispettivi organi regionali, secondo modalità stabilite da una legge di là da venire e che in ogni caso non consentirà l’elezione diretta da parte dei cittadini. Unica concessione —estremamente vaga— è aver previsto che i senatori dovranno essere nominati “in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi”.
Gli unici senatori a tempo pieno saranno i cinque di nomina presidenziale (in carica per 7 anni).
La composizione del senato sarà soggetta a continue variazioni perché i senatori decadranno con i rispettivi consigli regionali o comunali.
Con questa composizione il Senato non voterà più le leggi ordinarie ma potrà votare le leggi di
riforma costituzionale e altre poche leggi; sulle leggi ordinarie potrà proporre modifiche ai testi
approvati dalla Camera, che tuttavia non saranno per questa vincolanti. In questo modo viene eliminata la garanzia della doppia lettura per le leggi che riguardano i diritti fondamentali dei cittadini. Il DDL costituzionale, inoltre, sconvolge profondamente l’autonomia legislativa delle Regioni, attribuendo allo Stato centrale il potere di decidere su temi fondamentali di rilevanza territoriale come la tutela dell’ambiente, sottraendo alle Regioni ogni possibilità di governo del territorio.

Modifica del meccanismo di approvazione delle leggi

Con la riforma in discussione viene attribuito al Governo il potere di imporre alla Camera dei Deputati tempi certi per l’approvazione di leggi che insindacabilmente ritiene importanti, in questo modo il Governo si impadronisce di fatto dell’Agenda dei lavori parlamentari e senza nemmeno il limite dei requisiti di “necessità e urgenza” chiesti per i decreti legge. Viene inserito in Costituzione l’istituto della “tagliola”(o ghigliottina) che stronca il dibattito. Permette infatti al governo di imporre la chiusura del dibattito e delle proposte di emendamento entro il termine di 70 giorni. per passare subito al voto finale sul testo proposto. Se il deputato non può discutere, né proporre modifiche, la sua funzione viene svilita ad un ‘passacarte’ incaricato di premere il tasto ‘Sì’ al momento giusto. L’esecutivo acquisisce così uno strumento di ingerenza nel potere esecutivo che viola il principio di separazione dei poteri.

Modifica dell’iniziativa legislativa popolare

La proposta di riforma mira, poi, ad una riduzione significativa del diritto di iniziativa legislativa popolare, ossia di una delle forme di esercizio diretto della sovranità da parte dei cittadini (art. 1, co. 2 Cost.).
L’art. 71 della Costituzione prevede la possibilità che i cittadini presentino alle Camere una proposta di legge di iniziativa popolare. Il numero di firme necessarie alla presentazione della proposta di legge viene alzato da cinquantamila a centocinquantamila. Viene dunque triplicato.

Quali sono i prossimi passaggi della “riforma” costituzionale

Il DDL costituzionale è tuttora in discussione al Parlamento.
Se venisse approvato da una maggioranza inferiore ai 2/3 per ciascuna Camera, sarà possibile indire un referendum per permettere che siano i cittadini a pronunciarsi sulla modifica della Costituzione. A tal fine occorrerà raccogliere 500.000 firme di cittadini elettori (o di 5 consigli regionali o di un
quinto dei parlamentari) e non sarà necessario il raggiungimento di un quorum di votanti per la sua validità.
In questa auspicabile eventualità, per impedire che questo stravolgimento cambi il volto costituzionale delle nostra Repubblica, occorrerà avviare la campagna referendaria per il NO: come avvenne nel 2006, quando fu cancellato il tentativo di modifica della Costituzione da parte dell’ governo Berlusconi.

IL NUOVO SISTEMA ELETTORALE
Entrata in vigore
Il nuovo sistema elettorale (soprannominato Italicum), nonostante sia stato approvato affrettatamente e con violazioni dei regolamenti parlamentari, entrerà in vigore solo il 1° luglio 2016, quando si presume sia stato cancellato il Senato come camera elettiva.
L’Italicum si occupa quindi solo della Camera dei Deputati.

Obiettivo del nuovo sistema elettorale

L’obiettivo del nuovo sistema —qualunque sia la partecipazione al voto e la dimensione reale del consenso ottenuto— è attribuire a un unico partito la vittoria elettorale e il governo del Paese. Sono abolite le coalizioni.

Doppio turno

Si svolge un primo turno elettorale nel corso del quale alla lista che supera la soglia del 40% dei voti viene assegnato un premio di maggioranza (che consentirà di avere 340 deputati su 630, ovvero il 54%).
Se nessuna lista raggiunge il 40% al primo turno, si svolge un ballottaggio tra le due liste più votate, valido qualunque sia il numero dei votanti.

Chi vince il ballottaggio si aggiudica il premio di maggioranza (i 340 deputati di cui sopra), indipendentemente dalla percentuale di voti raggiunta.
Tutte le altre liste si ripartiscono 278 seggi sulla base delle rispettive percentuali di voti.
I restanti 12 seggi sono riservati alla circoscrizione ‘estero’, i cui candidati vengono tuttavia eletti al primo turno e non si calcolano nel premio di maggioranza.

Soglia di sbarramento

Entrano alla Camera tutti i partiti che abbiano superato il 3% dei voti validi.

Preferenze

100 COLLEGI: l’assegnazione dei seggi della Camera avviene proiettando le percentuali dei partiti ottenuti a livello nazionale su 100 collegi, in ognuno dei quali sono eletti 3-9 deputati, ad eccezione del Molise.

PREFERENZE E CAPILISTA: nei 100 collegi ciascun partito presenta una lista di 3-9 candidati.

Il capolista è bloccato (cioè è eletto automaticamente se scatta il seggio), si potranno esprimere preferenze solo per gli altri candidati.

Sono previste candidature multiple: i capilista – e solo questi – potranno presentarsi in più collegi, come già accadeva con la precedente legge dichiarata incostituzionale (c.d. Porcellum), fino a un massimo di 10 collegi. Ci saranno quindi cento capilista, uno per ogni collegio, scelti direttamente dai partiti.
Prima sono eletti i capilista, poi – se avanzano posti – i candidati scelti con le preferenze.
Quindi le preferenze intervengono solo dal secondo eletto in poi; ogni elettore o elettrice ne potrà esprimere fino a due: obbligatoriamente un uomo e una donna, pena la nullità della seconda preferenza.

ALTERNANZA DI GENERE: le liste devono esser composte in modo da alternare un uomo ad una donna. Nell’ambito di ogni circoscrizione (Regione) i capilista di un sesso non devono essere superiori al 60% del totale.

SCHEDA: La scheda vedrà a fianco del simbolo di ciascun partito solo il nome del capolista bloccato, e due spazi dove scrivere le due eventuali preferenze. TRENTINO ALTO ADIGE / VALLE D’AOSTA: In Trentino Alto Adige e nella Valle d’Aosta si vota con i collegi uninominali, come con il Mattarellum, la legge elettorale, precedente al Porcellum (in vigore dal 1993 al 2005).

EFFETTI

Si pensi a due partiti che raggiungono circa il 25% al primo turno, mentre tutti gli altri conseguono percentuali inferiori.
Al secondo turno l’elettore è costretto a votare uno di quei due partiti (a meno che non decida di stare a casa, ma il risultato non cambia): in ogni caso uno di essi vincerà le elezioni, si aggiudicherà il premio di maggioranza e potrà governare da solo.

Quindi il paese sarà governato da un partito scelto, di base, dal 25% dei votanti ma —visto l’alto tasso di astensionismo— anche da una percentuale ancora più bassa degli aventi diritto al voto. Per capire quanto la regola democratica del governo della maggioranza possa venire profondamente lesa, si aggiunga che i partiti, che decidono le candidature, sono spesso in mano a gruppi ristretti.

La regola democratica di base

La prima regola democratica è quella per cui: «il voto è personale ed eguale, libero e segreto» (art. 48 Cost.), diretta espressione del fondamentale principio di eguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione.
È ciò che si è tradotto con l’espressione “una testa, un voto”.
Ne discende che tutti i voti hanno uguale peso (voto eguale) e che vince le elezioni e governa chi ha più voti (visto che tutti i voti sono uguali).

Viceversa, con il sistema elettorale Italicum può governare chi ha ottenuto solo il 25% (o anche meno), senza curarsi del 75% dei cittadini che hanno scelto diversamente, il cui voto varrà 3 o 4 volte meno del voto degli elettori del partito che conquista il “premio”.
Un’altra regola democratica è quella per cui si dovrebbe poter votare per un partito di cui si ha fiducia: con il ballottaggio si istituzionalizza la regola del votare “il meno peggio”.

Le candidature dei capilista.

Anche in questo senso vi è una profonda lesione democratica.
Solo apparentemente si reintroducono le preferenze, nella realtà il sistema dei capilista bloccati significa che prevalentemente verranno eletti questi, e solo pochi posti resteranno per i candidati più votati.
I capilista sono scelti dai capi dei partiti: in questo modo si realizza il passaggio da una democrazia rappresentativa ad una democrazia dell’investitura.

La lesione del ruolo parlamentare

Il Parlamento, nella tradizione democratica, è il luogo della rappresentanza, là dove l’intero popolo è rappresentato. È il luogo del confronto pubblico e trasparente, mentre il governo è, soprattutto, il luogo dell’attuazione dell’indirizzo elaborato nel dibattito parlamentare.

Il Governo ha bisogno della fiducia del Parlamento per governare, non per un vuoto formalismo o per un rito, ma perché il Parlamento, per quanto possibile, è lo specchio del Paese.
Se il Governo gode della fiducia del Parlamento significa che è sostenuto dalla maggioranza dei rappresentanti dei cittadini, e dunque, almeno in astratto, dalla maggioranza del popolo.

È solo in questo che trova la legittimazione per governare e, se necessario, per imporre sacrifici al Paese.

Il Governo, in tal modo, deve cercare il consenso (almeno) della maggioranza popolare e non di una semplice minoranza organizzata.
La centralità del Parlamento – posta dai padri costituenti a presidio delle libertà dei cittadini – con queste due riforme verrebbe oggi drasticamente ridimensionata ed il Parlamento ridotto alla sola funzione di ratifica dei provvedimenti del Governo, nel quadro di una generale compressione del pluralismo e del ruolo delle autonomie regionali e locali.

Il giudizio negativo

La Costituzione del 1948 è il punto culminante della storia civile del nostro Paese.
Essa è il frutto della Resistenza e dell’incontro delle tre culture che vi diedero vita: cattolica, liberale e social- comunista.
La Carta Fondamentale nasce dalla consapevolezza che in una democrazia solida le regole fondamentali devono essere condivise, non possono essere create o modificate a colpi di maggioranza. Un assunto fondamentale che è oggi dimenticato.
A tappe forzate l’attuale maggioranza, frutto di un’elezione basata su una legge dichiarata incostituzionale a gennaio 2014, sta apportando modifiche sostanziali alla Costituzione: questo parlamento non è legittimato a modificare l’intera Seconda parte della nostra Carta fondamentale. Si ridimensiona la centralità del Parlamento quale istituzione rappresentativa della sovranità popolare; si alterano le garanzie del bilanciamento dei poteri; si realizza una inusitata concentrazione di poteri nelle mani dell’Esecutivo con un contestuale soffocamento delle autonomie regionali e locali: si tratta di uno stravolgimento dei canoni della democrazia costituzionale.
Se è vero che spetta al Governo sollecitare e indirizzare il processo legislativo, ciò deve avvenire attraverso il confronto con un Parlamento autorevole, unico luogo direttamente rappresentativo del popolo italiano. L’attività legislativa, nel nostro impianto costituzionale, deve avvenire nel luogo della rappresentanza di tutto l’elettorato, dove sono ascoltate anche le voci della minoranza e delle opposizioni.
Nell’attuale congiuntura politica, l’ascolto delle istanze altrui viene vissuto come fastidio e perdita di tempo: ciò forse rende più veloce il processo, ma non certo migliori le leggi.
La legge dovrebbe durare oltre lo spazio di una legislatura e dovrebbe comporre e tenere presenti gli interessi di tutti: soltanto attraverso un attento confronto tra le diverse parti sociali e politiche, nella sede naturale del Parlamento, la legge —meglio ponderata— diviene espressione della sovranità popolare.
Una democrazia non si giudica dai poteri che attribuisce al governo, ma dalla tutela del pluralismo e dalla rilevanza data ai diritti sociali ed alla voce delle minoranze.
Si pensi a un’estemporanea vittoria elettorale di partiti autoritari.
Abbiamo già vissuto anni difficili sotto il berlusconismo: per questo è veramente irresponsabile attribuire al prossimo governo poteri quasi illimitati.
Salvaguardare la democrazia oggi, è garantire la propria libera voce domani.

FUTURA UMANITA’ ADERISCE ALLA CAMPAGNA PER IL NO ALLE MODIFICHE COSTITUZIONALI

Per avere maggiori informazioni su iniziative, documenti, campagna referendaria visita il sito:

www.iovotono.it

LOGO ORIZZONTALE COMITATO NO

L’appello degli intellettuali in difesa della democrazia

Un appello a «raccogliere le firme e poi bocciare le modifiche della Costituzione e la legge elettorale». A sostegno della campagna per il No alla “deforma” Renzi-Boschi e contro l’Italicum scendono in campo numerose personalità del mondo della cultura, della scienza, dell’università, del cinema e dello spettacolo. «Facciamo appello a tutte le persone di buona volontà affinché diano il loro contributo creativo a questo essenziale dovere civico»

Non è una questione tecnica, per specialisti o addetti ai lavori. Le riforme istituzionali – modifiche alla Costituzione e nuova legge elettorale – trasformano radicalmente (anzi stravolgono) «il patto costituzionale che sorregge la vita politica e sociale del nostro paese», incidendo pesantemente sulla possibilità di decidere da parte dei cittadini. Cittadini «cui secondo Costituzione appartiene la sovranità» ma che «non sono mai stati coinvolti nella discussione». A loro deve tornare la parola.

E’ questo il senso dell’appello che numerose personalità della cultura, dell’università, della scienza, dello spettacolo, del giornalismo hanno sottoscritto per chiedere che «nel deserto della comunicazione pubblica e con la Rai sempre più nelle mani del governo» tutte le persone di cultura e di scienza si esprimano «in un vasto dibattito pubblico, anzitutto per informare e poi per invitare i cittadini a partecipare in tutte le forme possibili per ottenere i referendum». «Sentiamo forte e irrinunciabile – continua l’appello – il compito di costruire e diffondere conoscenza per giungere al voto con una piena consapevolezza popolare, prima nel referendum sulla Costituzione e poi nei referendum abrogativi sulla legge elettorale. Per ottenere questi referendum sulla Costituzione e sulla legge elettorale occorrono almeno 500.000 firme, per questo dal prossimo aprile vi invitiamo a sostenere pienamente questo impegno» e «facciamo appello a tutte le persone di buona volontà affinché diano il loro contributo creativo a questo essenziale dovere civico».

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