Il tavolo ottagonale e la storia

di Lelio La Porta

Che cos’è la storia di un partito? Soprattutto di un partito fortemente radicato nella vita nazionale? Cosa vuol dire scrivere la storia di un determinato partito? Gramsci avrebbe risposto “che scrivere la storia di un partito significa niente altro che scrivere la storia generale di un paese da un punto di vista monografico, per porne in risalto un aspetto caratteristico”. Proprio prendendo spunto dalla definizione gramsciana (sapientemente fatta propria dal curatore del volume Lorenzo Capitani) viene ricostruita la storia del Pci di Reggio Emilia, con una monografia che ha al centro un oggetto che è sintesi di quella storia, cioè un tavolo ottagonale di legno chiaro (La storia sul tavolo. Tra due epoche del Novecento, cronache, memorie, riflessioni sul Pci di Reggio Emilia, Fondazione Reggio Tricolore, a cura di L. Capitani, pp. 147, €.15,00).

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Il Pci e la martinicchia di Renzi

Se tiri la martinicchia, il carro non si muove. Ma se gli altri
si muovono, tu rimani in coda. Succede a Matteo Renzi, il
quale ha deciso di celebrare i 100 anni della fondazione del
Pci insieme a Tony Blair. A lui sembra una trovata furbesca
e strabiliante, invece è una mossa sciocca e umiliante. Visto
che Blair, al seguito della Thatcher, è stato un becchino
eccellente della classe lavoratrice in Gran Bretagna. Mentre
il suo stolido imitatore ci appare nei panni ormai sdrusciti di
un’infelice marionetta. Il dramma è che, cancellato il Pci,
milioni di lavoratrici e di lavoratori sono stati espropriati
della politica, e vagano nel buio senza rappresentanza né
organizzazione.
 
nuvola rossa

La maschera grottesca dell’anticomunismo

Viviamo in una condizione di eccezionale gravità mai vista prima, in cui si sommano tre crisi: sanitaria, ambientale ed economico-sociale. Ma invece di occuparsi dei loro effetti e delle possibili soluzioni, le grandi firme dei giornaloni puntano il dito contro i comunisti. In vista del centenario della fondazione del Pci, che ricorre nel 1921, è già cominciato il cannoneggiamento con articoli di Paolo Mieli e con un libro di Ezio Mauro. Ma di che cosa sono imputati i comunisti italiani per essere esposti al pubblico ludibrio dalle cosiddette grandi firme?

Si dice che il buon giornalismo dovrebbe giudicare muovendo dai fatti. E i fatti dicono che i comunisti italiani hanno combattuto per la libertà durante il fascismo. Sono stati alla testa della guerra di liberazione. Hanno contribuito in modo decisivo alla scrittura della Costituzione e hanno sempre lottato in difesa della democrazia. C’è qualcuno che può citare un loro atto che abbia offeso la nostra libertà? E allora di che parliamo? L’anticomunismo ormai è solo una maschera tragica e grottesca, messa su dai padroni benpensanti per evitare di cambiare la realtà.

Paolo Ciofi

http://www.paolociofi.it

 

 

Care compagne, cari compagni. Tredici storie di militanza nel P.C.I.

Nino

Concetto Vecchio da Repubblica del 10 novembre 2020

Cos’è stato il Pci, di cui a gennaio ricorrono i cento anni? Un partito di massa, popolare, nel quale militavano gli operai e gli intellettuali, i giovani e la generazione che aveva fatto la Resistenza. C’è stato un momento, a metà degli anni Settanta, nel quale un italiano su tre votava comunista. Un unicum in Europa. Le città più ricche, da Torino a Roma, da Bologna a Firenze, erano governate da sindaci rossi. Un libro ora racconta le vicende di tredici comunisti italiani, uomini e donne in carne e ossa, per provare a dare conto di questo mondo grande: Care compagne e cari compagni , edito da Strisciarossa, con le vignette di Ellekappa e Staino.

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IN MEMORIA DI GIUSEPPE PRESTIPINO

di Lelio La Porta

 Era nato a Gioiosa Marea, in Sicilia, il 1 maggio del 1922, 98 anni fa. Andavamo in diversi fra amiche e amici, compagne e compagni a trovarlo a Civitavecchia, dove viveva in una bella casa con vista sul mare, non solo ma soprattutto il giorno del suo compleanno. Era ancora del tutto lucido, arguto, attentissimo e parlare con lui era un piacere.

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Cambiamo la politica. Non la Costituzione

Paolo Ciofi

In Italia, stretta tra l’epidemia con le sue pesanti ricadute in tutti i campi e la necessità pressante della ripresa economica e sociale, il referendum sul taglio dei parlamentari ha reso evidente l’involuzione e l’inconsistenza in cui si dibatte oggi la politica. Dato confermato dalle elezioni regionali, che con il risultato nettamente negativo dei 5 Stelle segnalano la persistente instabilità del sistema.

La maggioranza degli italiani sembra ritenere che lo stato del Paese sia da porre in relazione con il numero degli eletti, oltre che con il ruolo e gli intrighi del Parlamento descritto come un’adunanza di parassiti che campano occupando poltrone: una visione rozza e punitiva, pericolosamente falsificante lontana mille miglia dalla realtà dei rapporti sociali, da cui si trae la risibile conclusione che tagliando i rappresentanti di conseguenza si risolvono i problemi dei rappresentati e dell’intera società. Continua a leggere “Cambiamo la politica. Non la Costituzione”