GRAMSCI IS (NOT) DEAD.

 

Potrebbe essere un'illustrazione raffigurante una o più persone

Il 27 aprile 1937 moriva in una clinica romana Antonio Gramsci. Aveva formalmente riacquistato piena libertà da pochi giorni, ma il suo fisico minato dal carcere non poté goderne e visse a letto, morente, la nuova condizione di uomo libero. “È morto Gramsci”, annunciarono con dolore e indignazione i giornali comunisti e antifascisti in esilio, mentre in Italia “Il Messaggero” dava la notizia della morte dell’ “ex deputato” con un trafiletto anonimo e Mussolini sul suo giornale derideva lo scomparso, vantando che era morto da uomo libero in una clinica di lusso. “Gramsci is dead”, Gramsci è morto”, recitava il titolo del libro di qualche anno fa di Richard Day, teorico statunitense del comunismo-anarchismo di estrema sinistra. Voleva dire che era morta la sua teoria dell’egemonia e più in generale il suo pensiero politico, in favore di una teoria immediatistica e di una azione inevitabilmente e dichiaratamente parziale degli attori sociali marginalizzati e divisi. E invece Gramsci è vivo. È il saggista italiano più diffuso nel mondo, in tutte le lingue e tutti i continenti. Gramsci è vivo e lotta, lotterebbe insieme a noi, se noi sapessimo anche minimamente essere degni del suo esempio di vita e del suo pensiero rivoluzionario.

Guido Liguori

di Maurizio Acerbo

Il 30 marzo 1915 nasceva Pietro Ingrao. Nel 1989-1991 guidò la lotta contro il cambio di nome del Pci intuendo che si trattava in realtà di una ben più profonda mutazione. Fu lui a proporre che la mozione del no si chiamasse “rifondazione comunista” da cui poi prese il nome il nostro partito. Ingrao inizialmente non aderì. Propose di rimanere nel Pds per condurre dall’interno la lotta. Nel 1993 lasciò il Pds prendendo atto che ormai era altra cosa. Sempre vicino a Rifondazione aderì formalmente al partito nel 2005. Lo ricordo con uno stralcio dal libro intervista Le cose impossibili, un’autobiografia raccontata e discussa con Nicola Tranfaglia, che Editori Riuniti pubblicò nel 1990. Un libro che meriterebbe una riedizione.

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CIAO GIANNI

“Futura Umanità. Associazione per la storia e la memoria del Pci” esprime il suo più sentito cordoglio per la scomparsa di Gianni Ferrara. Studioso di grande esperienza, insigne costituzionalista, Ferrara unì sempre al rigore del suo impegno scientifico e accademico una intensa passione civile e politica, legando la sua intera esistenza al percorso del movimento operaio italiano, socialista e comunista. Da sempre in prima linea nella lotta per la difesa e l’attuazione della Costituzione repubblicana, negli ultimi anni Ferrara non ha mancato di fornire il suo prezioso contributo anche nella ricostruzione del filo rosso della storia del comunismo italiano, individuandolo nel rapporto con la democrazia, e partecipando da par suo a diversi convegni e iniziative della nostra associazione. Con la sua scomparsa, perdiamo un punto di riferimento di primo piano nella lotta in difesa della Costituzione e contro il revisionismo storico, un intellettuale militante autentico, rigoroso e sincero.

Ai suoi familiari esprimiamo le nostre più sentite condoglianze.

Per Futura Umanità. Associazione per la storia e la memoria del Pci

Paolo Ciofi, Alexander Höbel