Nella consapevolezza della vulnerabilità

Di Lelio La Porta

Il seguente articolo di Lelio La Porta, pubblicato su “il Manifesto” di domenica 18 gennaio 2026, è reperibile al seguente link.

Il rapporto fra uomo e mondo o natura occupa, fra le questioni filosofiche, un posto di assoluta centralità. Marx faceva presente, nei Manoscritti economico-filosofici del 1844, che «l’uomo è una parte della natura». Un rapporto simbiotico. Eppure, di fronte a lei, l’essere umano appare quantomai fragile, nel senso leopardiano «dell’esser mio frale» di cui il recanatese scrive nel Canto notturno di un pastore errante dell’Asia, insistendo sul concetto ne La Ginestra («il basso stato e frale»). Proprio partendo dalla consapevolezza di questa originaria condizione di fragilità, gli uomini si uniscono «per meglio affrontare le disgrazie e le ingiustizie della vita», sostiene Roberto Gramiccia in Teoria della fragilità. Alla ricerca di un potere nascosto (prefazione di Vladimiro Giacché, Diarkos, pp. 383, euro 19).

L’AUTORE, in collaborazione con Ginevra Amadio, «una brillante compagna di viaggio», come lui stesso la definisce, elabora una teoria della fragilità (la prima parte del lavoro si intitola proprio «Introduzione alla fragilità come teoria»), che segue l’Elogio della fragilità, titolo e contenuto di un precedente lavoro, al fine di verificare come quella che il senso comune definisce quasi una qualità negativa, «apparentemente insignificante», sia, invece, una molla, un «potere nascosto» che, da fatto individuale e sociale, che si manifesta a volte come passività e rassegnazione, si trasforma, da un punto di vista esistenziale, in attività, in ribellione, quasi in tensione rivoluzionaria. Da questo punto di vista vengono proposte come esempio le quattro giornate di Napoli del settembre 1943 e, nella seconda parte del volume, l’eroe bambino di quelle giornate, Gennarino Capuozzo, che delle tre fragilità, individuale, sociale, esistenziale, «è il nitido simbolo, consegnato a una memoria storica incancellabile».

PROPRIO Gennarino Capuozzo fa parte della galleria di Fragili eroi che hanno fatto la storia, che costituisce l’oggetto della seconda parte del volume. Da Enea, eroe migrante, a Ipazia, fiera e geniale, da Rosa Luxemburg, potente e gentile, a Pasolini, poeta «arrischiante», passando per Leopardi e Gramsci «che non vissero la loro comune condizione di minorità passivamente, come dimostra la vita e l’opera di entrambi, destinata a durare per sempre». E l’espressione «per sempre» richiama molto da vicino il «für ewig» con cui proprio Gramsci volle dare una direzione a tutta la sua riflessione. Scorrendo questa galleria di eroi fragili si incontra quello a cui il libro è dedicato: Manoel (Mané) Francisco dos Santos, Garrincha, l’uccellino zoppo. Gramiccia stesso lascia capire perché il libro è dedicato al grande calciatore brasiliano: «La vita di Garrincha è una specie di summa delle teorie che qui si sono esposte».

SI CHIEDE L’AUTORE se sia possibile trovare un organismo collettivo in grado di individuare le condizioni per la trasformazione economica e sociale richiesta da chi si fa protagonista della fragilità organizzata e rivoluzionaria: Machiavelli e Gramsci avevano elaborato l’idea del Moderno Principe. Ma qui e ora c’è ancora spazio per una simile idea?

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