Ignazio Mazzoli

Paolo Ciofi oggi, a quasi 87 anni, ci ha lascito da una stanza di ospedale dove era ricoverato da qualche giorno, aggredito da un insospettabile Covid essendosi protetto rispettosamente con le 4 vaccinazioni raccomandate e molte attenzioni sanitarie. Ha sofferto. Caro Paolo.

Non dimostrava la sua età. Il suo volto per l’espressione e i capelli folti e sempre neri naturali, non lasciavano leggere il passar degli anni. Quei capelli, raccontava, li aveva eredidati dalla sua mamma che di quel colore intenso li aveva conservati sino all’ultimo giorno di vota. Anche nell’ultimo incontro a casa sua, a Roma in viale Trastevere nell’estate del 2022, lo vedevo così: non vecchio.

L’ho conosciuto sul finire degli anni ’70, dirigente del PCI era stato il segretario della federazione provinciale di Latina e poco dopo sarebbe diventato il segretario regionale del partito nel Lazio. A me capitò di diventare qualche anno dopo segretario della Federazione di Frosinone e mi trovai nel Comitato regionale da lui diretto.

Un ricordo, che considero importante, di quel periodo fu l’impostazione politica che Paolo diede alla lotta contro le gabbie salariali, che partì proprio dai lavoratori delle aziende dell’area pontina. Questa lotta dilagò in tutto il meridione e sfociò in un grande successo di lotte sindacali e di sbocchi politici.
Ma il suo impegno politico era nato ben prima su banchi di scuola dove diede vita all’Associazione nazionale studenti medi insieme ad altri giovani di sinistra. Studioso attento e scrupoloso, più tardi, si laureò in economia all’Università di Mosca.

Paolo Ciofi fu eletto Consigliere regionale e divenne anche vicepresidente della giunta che governava la Regione Lazio. Poi, diventò segretario della federazione romana e successivamente fu eletto anche deputato. I suoi incarichi di direzione nel PCI, (era membro del Comitato centrale) e nelle istituzioni sono ovunque rintracciabili. Qui per i compagni e gli amici voglio ricordare qualcosa in più.

Era un fine ragionatore. Logica e pacatezza erano le sue armi, anche se quando lo riteneva necessario sapeva spazientirsi con grande vigore, ma senza mai rinunciare alla ricerca degli argomenti più efficaci in quel dato momento.


Aveva una cura minuziosa e attenta verso l’organizzazione e il radicamento nel territorio del PCI. Quando cominciammo ad organizzarci nella Fiat da poco insediata a Piedimonte San Germano, vicino Cassino, in provincia di Frosinine, ci disse difronte ai lavoratori: «il lavoro dei dirigenti comunisti con gli iscritti in questa fabbrica, deve essere prioritario e non mi pare che per ora sia così, anzi vedo degli atteggiamenti “aristocratici”. Non ci siamo». Per anni abbiamo saputo come essere presenti e attivi. I successi di allora, in azienda e nei paesi di provenienza dei lavoratori sono lì a testimoniarlo.

Considero Paolo Ciofi un Maestro, mio e di tanti giovani di quella stagione politica.

Sento che i ricordi incalzano da soli, ma il Paolo del nuovo secolo merita una mia attenzione particolare.
Scrittore e giornalista è stato molto attivo fino agli anni Venti di questo secolo.
Circa 30 libri e pubblicazioni varie dal 1962 agli inizi del secolo XXI, la sua presenza si fa ininterrotta dal 2007 al 2022 sul suo giornale on line “Dalla parte del Lavoro” (https://www.paolociofi.it) che ospita ben 3201 suoi scritti, saggi e commenti vari lunghi e brevi.

In questo primo ventennio del 2000 Paolo Ciofi riscopre e fa riscoprire il lavoratori, gli inganni dell’informazione come si legge nell’indagine per le morti sul lavoro nel Lazio. Polemizzo con Eugenio Scalfari, con Aldo Cazzullo ed altri e con le loro testate. Gli premeva sottolineare con continuità che la “Democrazia” è continuamente colpita e ferita nei nostri tempi.

Intenso e costante è l’impegno per valorizzare e difendere la nostra Costituzione. Il suo studio e la sua analisi crescono e si approfondiscono in particolar modo nella battaglia per sconfiggere la deformazione costituzionale che vorrebbe Matteo Renzi. Quel progetto fu battuto dal voto del referendum il 4 dicembre del 2016. Molti sono i suoi saggi, anche in collaborazione con altri compagni, che ripropongono l’elaborazione del PCI e di Enrico Berlinguer.

E’ stato l’ispiratore e fondatore di Futura Umanità, Associazione per la Storia e la Memoria del PCI. Ne fu Presidente e poi Presidente onorario. Prima si era impegnato quale vicepresidente dell’Associazione per il rinnovamento della sinistra (Ars).

Ciofi dedica numerosi scritti alla ricerca dei fondamenti teorici e sociali di una “nuova sinistra, autonoma e unitaria”.

Qui voglio richiamare qualche suo passaggio affrontato in alcuni scritti.
Nel maggio del 2019 poneva questa domanda. «Nel Paese è sì sotto attacco la democrazia. Ma quale democrazia? Non la democrazia in astratto, la tanto magnificata democrazia liberale, peraltro in crisi in tutto il mondo, per la quale si straccia le vesti il vecchio Scalfari, e alla quale sembra restare incollato anche il più giovane Zingaretti. Ma la democrazia nostra, la democrazia costituzionale. Che fonda sul lavoro la Repubblica ‘una e indivisibile’, e va ben oltre i principi del diritto liberale per progettare una più alta civiltà».

L’esito del voto nelle elezioni politiche del 25 settembre 2022, ci appariva senza precedenti. Vince il centrodestra, grazie all’apporto di Fratelli d’Italia della Giorgia Meloni in un quadro di astensionismo record. Ha votato solo il 63,91%, il dato più basso di sempre. 16 milioni di astenuti. L’intero centro destra si assicura il 44%, ma in Parlamento avrà una rappresentanza pari alla maggioranza assoluta. Chi terrà conto dell’altro 56% a cui non resta altro che fare opposizione? Dove? Forse soprattutto nel Paese. L’unico aspetto rassicurante è che i vincitori non hanno la maggioranza di 2 terzi per cambiare da soli la Costituzione.
La sinistra è in uno stato confusionale e dovrebbe riprendere il suo compito di difesa delle lavoratrici e dei lavoratori, di chi soffre nel disagio economico, dei più deboli e dei diritti costituzionali. Sarà un autunno di riflessioni e discussioni. Di correzioni e nuove scelte? Lo speriamo

Richiamando un suo scritto del 2018 c’era una importante e giusta risposta a queste ansie e a questi interrogativi.
Nel 2018, Paolo Ciofi, nel presentare il suo pamphlet “La rivoluzione del nostro tempo. Manifesto per un nuovo socialismo” si chiedeva: «Come lottare, nella situazione nuova, contro questo sistema oppressivo e soffocante? Come conquistare una più alta civiltà mettendo in opera i principi costituzionali e gli strumenti politici adatti allo scopo, in presenza di straordinarie innovazioni scientifiche e tecnologiche che consentirebbero a tutte e a tutti di vivere una vita libera e dignitosa?»
«Questa è la rivoluzione del nostro tempo. Il problema non è sostituire un gruppo di potere nel sistema, ma cambiare le forze trainanti del sistema: il lavoro al posto del capitale. Il problema non è salvare il capitalismo, ma salvarci dal capitalismo ripensando il socialismo. Un’altra idea di società, di relazioni tra gli esseri umani e con la natura, per la quale valga la pena di lottare.» (libro edito nel 22-04-2017)

“Per ripensare la sinistra italiana” è stata l’ultima iniziativa editoriale del suo giornale “Dalla parte del lavoro”. Su questi temi, ripropone tre suoi lavori, attualissimi, in cui gli animi e le menti di chi si batte per aiutare questo paese a cambiare troveranno ispirazione, fiducia e coraggio. Così si diceva nella presentazione. Rileggere questi tre lavori sarà un bel modo di ricordare Paolo Ciofi

La cultura della Costituzione per ripensare la sinistra Aprile 2017
La forza creativa della Costituzione del Settembre 2017
L’alternativa è la Costituzione Maggio 2019

Ciao Paolo caro, non dimenticherò i tuoi insegnamenti, non ti dimenticherò insieme a tantissimi compagni che ti hanno apprezzato, stimato e voluto bene.

Questa testimonianza vuole essere anche un segno di affettuosa vicinanza a chi sentirà più duramente la tua mancanza, tua moglie Cicci e i tuoi figli Luigi e Lorenzo.

 Grazie Paolo della tua amicizia.