PALMIRO TOGLIATTI: UNA LEZIONE DA RISCOPRIRE

In occasione del 58^ anniversario della scomparsa di Palmiro Togliatti ripubblichiamo questo scritto del presidente della nostra associazione Alexander Höbel

Il 26 marzo del 1893 nasceva a Genova Palmiro Togliatti, il massimo esponente del comunismo italiano assieme ad Antonio Gramsci, che era di soli due anni più grande, ma di cui Togliatti si considerò sempre un allievo, oltre che un amico e un compagno di lotta.
A tanti anni di distanza anche dalla sua scomparsa, e dopo una lunga fase di damnatio memoriae, a partire almeno dal 50° anniversario della morte, nel 2014, una rilettura della sua opera si sta affermando anche sul piano storiografico. Una recente biografia ne mette in luce il forte realismo (quel realismo che ha le sue radici in un classico del pensiero politico come Niccolò Machiavelli). Né sono mancati volumi che hanno messo in luce, da un lato, la continuità della sua opera in relazione al tema della democrazia italiana; dall’altro, il suo ruolo nella vicenda del comunismo internazionale del XX secolo, che ne fa per certi versi un “leader globale” ante litteram . E tuttavia, per infelice paradosso, proprio nel momento in cui la figura di Togliatti viene giustamente rivalutata sul piano storiografico, la sua lezione appare largamente dimenticata sul terreno politico. Ed è invece proprio dell’attualità politica di molti suoi insegnamenti che vorrei soffermarmi.

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György Lukács, quando un maestro può essere criticato

Lelio La Porta dal Manifesto del 18/8/2022

SCAFFALE A proposito del volume di István Mészáros dedicato al filosofo ungherese, per le edizioni Punto Rosso. Un libro denso che, oltre a descrivere i temi del suo pensiero, non trascura quelli che furono i suoi amori intellettuali giovanili, per esempio la poesia di Endre Ady

Quali sono le caratteristiche che possano definire un maestro? Si incontrano pochissime persone in grado di insegnare cose importanti per tutta la vita; questi sono i maestri verso i quali si è riconoscenti. Se poi hanno insegnato ai loro allievi il pensiero critico, allora il limite della riconoscenza viene superato in direzione di quel «für ewig», per l’eternità che tanto era perseguito, e raggiunto, da Gramsci.

PENSIERO CRITICO, ossia formulazione di giudizi che, partendo dall’analisi del mondo e di quante e quanti in esso vivono, producano atti che possano realizzare un cambiamento dello stato presente delle cose. È questa una delle ottiche in cui leggere la silloge di scritti di István Mészáros intorno a Lukács (Lukács. Maestro di pensiero critico, a cura di Antonino Infranca, a cui si deve anche la prefazione, e di Roberto Mapelli, autore della postfazione, Edizioni Punto Rosso, pp. 380, euro 25).

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Una connessione sentimentale

di Lelio La Porta da IL MANIFESTO del 15/7/2022

Antonio Gramsci, in una nota dei Quaderni del carcere, scriveva, a proposito del rapporto fra intellettuali e popolo, che i primi sanno senza sentire, senza comprendere e senza essere appassionati e, per questo, non riescono a cogliere le “passioni elementari” del popolo e così non sono in grado di collocarle in un quadro storico di riferimento ben preciso al fine di dar vita, quindi, ad una superiore concezione del mondo; e il comunista sardo concludeva la nota nel modo seguente: “non si fa politica-storia senza questa passione, cioè senza questa connessione sentimentale tra intellettuali e popolo-nazione”. Si può affermare che il momento cruciale di questa riflessione gramsciana sia la “connessione sentimentale” che, al di là di ogni ormai anacronistica, almeno nei confronti dell’elaborazione gramsciana, riduzione populista, è la modalità con cui si pone la necessità, per l’intellettuale, di comprendere i bisogni, la storia e la mentalità di un popolo riconoscendosi come parte integrante di quello stesso popolo. È stato questo l’atteggiamento di Pasolini? La linea di ricerca lungo la quale si muovono i saggi raccolti nel bel volume curato da Paolo Desogus ed intitolato Il Gramsci di Pasolini. Lingua, letteratura e ideologia (Marsilio, Venezia 2022, pp. XI-268, € 24,00) sembra proprio essere quella della “connessione sentimentale” intorno a quel “nesso di problemi” (è il titolo della nota 1 del Quaderno 21) che costituisce il cuore stesso del porsi poetico rispetto al mondo e, in specie, rispetto al mondo dei subalterni: ossia quanto Gramsci c’è in Pasolini?

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PER MARIO QUATTRUCCI

di Corrado Morgia

   Lo scorso 6 luglio, pochi giorni prima del compimento dell’ottantaseiesimo anno di età, è venuto a mancare Mario Quattrucci, comunista italiano, personalità quante altre mai poliedrica, multiforme e complessa. Uomo politico, scrittore, pubblico amministratore, organizzatore di cultura e tanto altro ancora, come cercherò di documentare più avanti con queste mie commosse e sentite parole di ricordo.

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