PER MARIO QUATTRUCCI

di Corrado Morgia

   Lo scorso 6 luglio, pochi giorni prima del compimento dell’ottantaseiesimo anno di età, è venuto a mancare Mario Quattrucci, comunista italiano, personalità quante altre mai poliedrica, multiforme e complessa. Uomo politico, scrittore, pubblico amministratore, organizzatore di cultura e tanto altro ancora, come cercherò di documentare più avanti con queste mie commosse e sentite parole di ricordo.

In primo luogo con Mario scompare un amico fraterno, un compagno di lotte e di tante comuni battaglie politiche, sociali e culturali. Un uomo rigoroso e appassionato, un rivoluzionario di professione, come venivano definiti i funzionari del Pci, rimasto sempre fedele agli ideali della sua giovinezza, ma al contempo animato da una grande curiosità di conoscere, di cogliere le novità della vita e della storia, fermo nelle sue convinzioni etiche e politiche, ma fermamente attento a cogliere le novità e  i cambiamenti, non sempre tuttavia giudicati positivamente, come è giusto che sia, perché il nuovo non è di per sé buono in quanto tale. Con Mario perdiamo un intellettuale e un organizzatore culturale mai domo, uno scrittore, un poeta, un pittore, un artista, insomma, che ci lascia prove incancellabili della sua fantasia e della sua capacità di inventare ed elaborare opere diverse, romanzi, racconti e saggi comunque strettamente legati ad una vigile coscienza critica e ad una piena consapevolezza dei mali che affliggono l’Italia.

Perdiamo un convinto gramsciano che con determinazione si è speso per realizzare quella riforma intellettuale e morale che tanto sarebbe ancora oggi necessaria per riformare e cambiare in meglio il nostro paese. Perdiamo un comunista italiano, un antifascista, un combattente per la giustizia sociale e per il raggiungimento di più alti livelli di libertà per tutte e per tutti.

Perdiamo un dirigente politico esemplare del “partito nuovo” di togliattiana memoria, attivo nella segreteria della Federazione Romana del Pci con Petroselli e in successivi incarichi di grande rilievo e responsabilità. Perdiamo un amministratore attento al bene pubblico e alle esigenze del Lazio, in consiglio regionale con Paolo Ciofi e nella città di Fiano, di cui è stato popolare, capace e rimpianto sindaco. Perdiamo un compagno inquieto che fino alla fine si è preso cura della rivista che aveva fondato, Malacoda, che per sua volontà ha dedicato l’ultimo numero all’opera di Enrico Berlinguer, il segretario particolarmente amato e seguito, con tanti interventi da lui sollecitati e suggeriti.

Entrato giovanissimo nel Pci, iscritto alla sezione Latino Metronio di Roma, di cui diventerà anche segretario, Quattrucci scelse di impegnarsi nel partito in tempi in cui questa decisione non era facile, visto che nulla era assicurato, né sul piano della carriera, che non era garantita da niente e da nessuno, e nemmeno su quello economico, perché i funzionari del partito arrivavano al massimo a ricevere un compenso pari a quello di un operaio specializzato. Erano tempi duri, quelli, tempi eroici, come ho già avuto occasione di dire in altra occasione, i tempi delle assemblee, delle riunioni interminabili, dei comizi, delle manifestazioni in cui interveniva con i manganelli e i caroselli delle camionette la polizia di Scelba, i tempi in cui si era arrestati per niente e fu forte la tentazione di mettere fuori legge il Pci e di manomettere ancora una volta la democrazia e la libertà di pensiero, di espressione e di manifestazione. Ciononostante Mario, insieme a tanti altri, tenne duro senza diventare però un grigio impiegato, come ci dice una stolta rappresentazione di quei momenti. In lui infatti mai venne meno non solo l’impegno politico, ma anche l’interesse per la cultura, per la poesia, per la letteratura e per l’arte in generale e lo stanno a dimostrare, tra l’altro, le sue amicizie, da Mario Lunetta a Mario Socrate ad Antonello Trombadori. Con Quattrucci quindi se ne va un pezzo della nostra storia, ma non solo della storia del Partito comunista, ma della storia di Roma e d’Italia, di cui, diciamolo, è stato protagonista disinteressato, perché non in cerca di onori, ma in quanto convinto e tenace assertore dei propri principi.

Attore di una grande storia quindi, una storia volta a fondare e a consolidare, a partire dagli anni cinquanta, la democrazia nel nostro paese, in una vicenda intessuta di tante battaglie e di tante conquiste, ma anche di sconfitte e di arretramenti, senza peraltro che questi significassero per lui, e per i compagni come lui, cadere nello sconforto e nel disimpegno. Al lavoro e alla lotta era l’esortazione e l’incitamento che chiudeva ogni riunione, ogni assemblea, ogni comizio, ogni incontro di partito, ed era l’impegno di tutti i militanti, a qualunque livello appartenessero, a Roma, come in ogni altra località del nostro paese. Era questo il Pci e sarebbe ora che si cominciasse adire il vero su questo partito, fondatore e pilastro della democrazia italiana, a cominciare dalla Resistenza per continuare con la Costituzione e con le tante battaglie degli anni successivi, con Togliatti, con Longo, con Berlinguer, con Natta a difesa della democrazia, della pace nel mondo e della Costituzione.

Gli interessi di Quattrucci, sottolineo ancora, erano variegati e molteplici, tra questi ne voglio evidenziare uno in particolare, l’impegno nella trasmissione di esperienze e di sapere come docente alla scuola centrale di partito, le “mitiche” Frattocchie, lavoro in cui si immerse dopo aver frequentato per qualche anno la facoltà di scienze politiche dell’università di Roma, senza tuttavia giungere al compimento degli studi, proprio a causa del suo impegno politico. Da lì’ cominciò quella che nessun comunista avrebbe mai chiamato “carriera”, ma un un percorso che lo vide sempre sulla breccia, in tante occasioni e in diversi incarichi, eseguiti con la consueta competenza, dedizione e senso del dovere, dovunque fosse chiamato a svolgere le sue funzioni. Fu anche dirigente del Sindacato Nazionale Scrittori della CGIL, membro dell’Anpi, fondatore del premio Feronia, nella sua Fiano, un premio letterario di tale importanza da aver a volte anticipato addirittura i Nobel nella scelta delle personalità selezionate.

In sintesi, e in conclusione, credo si possa affermare che Mario Quattrucci lascia una impronta di sé non solo generosa e proteiforme, ma anche per tanti versi insostituibile, impegnato in tante di quelle attività ed iniziative che è perfino difficile ricordarle ed elencarle tutte. Proprio per questi motivi Mario ci trasmette un patrimonio di idee, di realizzazioni, di proposte, di intuizioni, di valore veramente inestimabile e che bisognerà tenere in grandissimo conto per far vivere il suo esempio, la sua intelligenza, il suo spirito ironico, la sua forza, il suo coraggio. Tutte queste doti rimangono tuttavia con noi, nei nostri cuori e nelle nostre menti e ci spingono ad andare avanti e a non mollare mai e viceversa a continuare a combattere, malgrado la crudezza dei tempi e tutte le difficoltà che ogni giorno incontriamo, per affermare gli ideali del socialismo, per mantenere viva la tradizione e la cultura  dei comunisti italiani, del Partito Comunista Italiano, di cui è stato fondatore Antonio Gramsci, il pensatore che con Antonio Labriola ha dato vita a un marxismo critico e non dogmatico. Un partito che proprio per merito di Mario Quattrucci, e dei tanti come lui, anche se Mario era unico, che ha combattuto per un socialismo da costruire nella democrazia e nel rispetto, anzi nella esaltazione di tutte libertà, punto di riferimento delle sinistre d’Europa, ma anche di altri continenti, dall’America Latina all’Asia e persino al Sud Africa.  

Questo era il Pci e questo era Mario Quattrucci, la cui figura rimane scolpita nel marmo della nostra memoria.  Le mie note non sono sufficienti a descriverne a pieno la personalità e le opere, tanto che dovremo necessariamente tornare a riflettere su ciò che è stato, lui e i tanti militanti e quadri del Pci, un partito la cui scomparsa, per l’affrettato, improvvisato e immotivato scioglimento, ha lasciato un vuoto incalcolabile nella democrazia italiana.

Viviamo in un momento storico denso di pericoli e gravido di incertezze, ma la storia non è finita e quindi non sono venuti meno i motivi che hanno spinto Mario Quattrucci, e tutti quelli come lui, al “lavoro e alla lotta”, anche nei momenti più difficili.

Democrazia e socialismo oggi possono sembrare obiettivi particolarmente ardui da raggiungere e da perseguire, ma è proprio in frangenti come questi che bisogna tener duro e che uomini come di Mario possono servire da modello, persone figlie di un’altra epoca, ma esempi di grande e permanente attualità, da far conoscere e da consegnare alle nuove generazioni.

Siamo stati così, con tanti pregi, non senza difetti certamente, ma abbiamo cercato di costruire un mondo migliore, dimostrando che è possibile farlo; tocca ad altri oggi continuare la lotta, in altre forme e con altre bandiere forse, ma far conoscere storia e persone che ci hanno accompagnato fino al punto in cui siamo rimane compito fondamentale per noi che simo rimasti, non per star fermi, in ossequio del passato, ma per riceverne lo stimolo per andare avanti e per affrontare e, se possibile, superare i nuovi ostacoli.

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