di Lelio La Porta

Potrà sembrare fuori luogo a chi segue il blog dell’Associazione “Parliamo di socialismo” e il sito di “Futura Umanità” che un aderente proponga un proprio contributo alla discussione con il titolo di un’opera di Thomas Mann, scritta durante il primo conflitto mondiale, nel quale compare il lemma “impolitico”; un’opera, oltretutto, ritenuta, anche dallo stesso autore, a posteriori, antidemocratica e reazionaria. Va subito chiarito che l’impolitico usato nel presente articolo non è un “apolitico”, meno che mai un reazionario o un antidemocratico, ma chi, invece, parla e scrive di politica senza ricorrere alla baldanza dialettica e terminologica del modo corrente di chi parla o scrive di politica, baldanza che, spesso, sconfina nell’arroganza o, peggio, nella prassi del bricolage per cui si ritiene di essere nelle condizioni di cambiare il mondo da soli, nella discutibilissima tendenza a ritenere che ciò significhi salvare la purezza di certe posizioni ideologiche che, al contrario, hanno nella “contaminazione” con le altre la possibilità di emergere nella loro assoluta affermazione, ossia, avrebbe detto Gramsci, divenire egemoniche.
Un giro di presentazioni di tre volumi occasionati dal Centenario della fondazione del Pci ha offerto lo spunto per una riflessione, appunto, impolitica sullo stato attuale della politica.
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