Enrico Berlinguer, connessioni politiche e sentimentali

Di Lelio La Porta

Il seguente articolo di Lelio La Porta è atat pubblicato sul numero de “il Manifesto” del 3 gennaio 2025. Si tratta della recensione del testo «I comizi e il miele», di Francesco di Vincenzo per Bordeaux Edizioni, sugli anni abruzzesi tra il 1953 e il 1982 del segretario del PCI Enrico Berlinguer.

Il lavoro di Francesco Di Vincenzo I comizi e il miele. Quando Berlinguer andava in Abruzzo (1953 – 1982) (Bordeaux, pp. 212, euro 24, prefazione di Ugo Baduel, postfazione di Donatello Santarone) è la ristampa, in occasione del 40° anniversario della scomparsa del segretario comunista, di un libro del 1985, allora uscito per l’editore Medium di Pescara (l’autore, purtroppo, è morto proprio quando la ristampa era in fase di realizzazione).

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Per un rinnovamento della politica

Di Enrico Berlinguer

Il 4 dicembre 1981 Enrico Berlinguer pubblicò su Rinascita l’articolo intitolato Rinnovamento della politica e rinnovamento del Pci. Il dirigente comunista ammonisce a non considerare la politica solo in termini di partiti, di voti, di seggi e di potere. Politica sono anche movimenti, organismi ed eventi che si situano nella società, al di fuori della dimensione istituzionale, per rispondere a bisogni, idee, aspirazioni, anche per quel che attiene alla dimensione privata e alla «qualità della vita». Rispetto a queste novità i partiti devono dimostrare di sapersi rinnovare e di saper rinnovare il proprio modo di fare politica. Il segretario del Pci respinge anche i fenomeni di «americanizzazione» della politica che andavano affermandosi anche in Italia e rilancia la natura del Pci come partito di massa che non è solo partito d’opinione né vuole trasformarsi in macchina elettoralistica che ha come scopo solo il potere per il potere. Pubblichiamo il testo dell’articolo, tratto da Un’altra idea del mondo. Antologia 1969-1984, a cura di Paolo Ciofi e Guido Liguori (Editori Riuniti, 2014).

Lo sviluppo impetuoso del movimento per la pace, caratterizzato da contenuti e forme di partecipazione in parte diversi da quelli propri dei partiti, ci consente di riproporre il tema delle novità che si vanno manifestando nel rapporto tra le masse e la politica, sul quale avemmo occasione di riflettere dopo la campagna referendaria sull’aborto.

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Il delitto Matteotti

Di Lelio La Porta

Pubblichiamo l’articolo di Lelio La Porta, già apparso sul sito Parliamo di socialismo, riguardo al delitto Matteotti, del quale ricorre il centesimo anniversario. L’articolo in questione è reperibile al seguente link

Appena eletto deputato a seguito della tornata del 6 aprile del 1924 nella circoscrizione del Veneto con 1585 voti di preferenza (32.383 voti di lista), Gramsci, ancora a Vienna, scrisse alla moglie Giulia a Mosca una lettera dalla quale si evince il clima di intimidazione in cui si erano svolte le elezioni stesse, la denuncia del quale costerà la vita a Matteotti: “Pare che proprio questa volta il destino crudele abbia proprio voluto che io fossi deputato di … Venezia. Andrò quindi in Italia per qualche giorno, ma poi ritornerò ad uscirne per andare all’esecutivo allargato. Le elezioni sono andate molto bene per noi. Le notizie che il partito ha ricevuto dai vari posti sono ottime: abbiamo preso 304.000 voti ufficialmente, ma in realtà ne avevamo certamente presi di più del doppio e i fascisti hanno pensato di attribuirseli, cancellando con la gomma il segno comunista e tracciandone uno fascista. Quando penso a ciò che sono costati agli operai e ai contadini i voti datimi, quando penso che a Torino sotto il controllo dei bastoni 3000 operai hanno scritto il mio nome e nel Veneto altri 3000 in maggioranza contadini hanno fatto altrettanto, che parecchi sono stati bastonati a sangue per ciò, giudico che una volta tanto l’essere deputato ha un valore e un significato. Penso che però per fare il deputato rivoluzionario in una Camera dove 400 scimmie ubriache urleranno continuamente ci vorrebbe una voce e una resistenza superiori a quelle che io abbia. Ma cercherò di fare del mio meglio: sono stati eletti alcuni operai energici e robusti che io conosco bene e conto di poter svolgere un lavoro non del tutto inutile. Qualche fascista di mia conoscenza si torcerà più di una volta dalla rabbia. Ma di ciò parleremo a voce perché ci sarà tempo, dato che la Camera si aprirà solo il 24 maggio e alle prime riunioni io non potrò assistere perché sarò vicino a te per mostrarti la lingua, in attesa di mostrarla a … Mussolini”.

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Retorica e polemica nel Capitale di Marx

Di Lelio La Porta

In una nota dei Quaderni del carcere, dal sapore autobiografico non del tutto celato, ma avente come oggetto reale Marx, Gramsci indicava quali fossero gli accorgimenti per «studiare la nascita di una concezione del mondo che dal suo fondatore non è stata mai esposta sistematicamente» e fra tali accorgimenti il lavoro filologico accurato veniva collocato al primo posto. Perché, si chiedeva il marxista sardo, è necessaria tanta cura con gli scritti marxiani? Perché si tratta di un pensatore «piuttosto irruento, di carattere polemico» il cui intelletto si trova «in continua creazione e in perpetuo movimento». La specificità dei toni polemici dell’opera di Marx, in specie del Capitale, unita ad una ricerca attenta e puntuale delle figure retoriche più ricorrenti soprattutto nel primo libro dell’opus magnum costituiscono il contenuto del lavoro che Elisabetta Mengaldo consegna alle lettrici e ai lettori (Retorica e polemica nel Capitale di Marx, Quodlibet, Macerata, 2023, pp. 139, €.12,00).

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«Correte, Ercoli è qui», la svolta di Salerno

Di Guido Liguori

Pubblichiamo l’articolo di Guido Liguori uscito oggi per “il manifesto” in vista del convegno nazionale organizzato da Futura Umanità dal titolo «Togliatti, la “svolta di Salerno” e le radici della Repubblica»

Quando la sera del 27 marzo 1944 un uomo bussò alla porta della Federazione napoletana del Pci, la Seconda guerra mondiale e la lotta di liberazione contro il nazifascismo erano ancora in corso. C’era il coprifuoco, i bombardamenti tedeschi da pochi giorni avevano causato in città centinaia di morti e anche il Vesuvio in eruzione creava preoccupazione e paura. Solo tre uomini, tra cui il futuro amatissimo sindaco di Napoli Maurizio Valenzi, che avrebbe raccontato l’episodio in un suo libretto famoso, si trovavano ancora nella sede del partito. Fu il segretario Cacciapuoti ad andare ad aprire. E a dare ai compagni l’inattesa notizia: «Correte, Ercoli è qui».

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Gramsci, i nuovi sentieri del suo pensiero

Di Lelio La Porta

Pubblichiamo la recensione di Lelio La Porta al volume di Guido Liguori “Nuovi sentieri gramsciani ” (Bordeaux edizioni), apparsa su “il manifesto” il 23 aprile 2024.

Percorrere il pensiero e l’opera di Antonio Gramsci significa incamminarsi lungo un sentiero la cui asperità è tale che raggiungere l’obiettivo dell’ampliamento della conoscenza e dell’approfondimento delle categorie del marxista sardo corrisponde a quello che sosteneva Seneca nel suo Hercules furens: «non esiste alcuna via semplice dalla terra alle stelle». È necessario, perciò, dotarsi, per affrontare un sentiero, anzi, più sentieri così complessi di un metodo (proprio nel senso etimologico del termine, ossia avere un’indicazione di direzione) appropriato, un metodo suggerito dallo stesso Gramsci quando, riferendosi a Marx ma in realtà parlando di se stesso, scriveva che «La ricerca del leitmotiv, del ritmo del pensiero in isviluppo, deve essere più importante delle singole affermazioni casuali e degli aforismi staccati». A questo metodo fa esplicito riferimento Guido Liguori nella Premessa del suo ultimo lavoro (G. Liguori, Nuovi sentieri gramsciani, Bordeaux, Roma, 2024, pp. 291, €.20,00) nella quale si legge: «per capire Gramsci bisogna affidarsi in primo luogo a una attenta ermeneutica dei testi (di tutti i testi gramsciani) che non lasci spazio ai voli pindarici, all’estrapolazione dei concetti, alle deduzioni non fondate anche se spesso comode perché in accordo con lo spirito del tempo».

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