IL V CONGRESSO DEL PCI

di Lucia Fabi e Angelino Loffredi

Presso l’Aula Magna dell’Università di Roma, alle 14,30 del 29 dicembre del 1945, Pietro Secchia apre i lavori del V Congresso del PCI. Il precedente congresso i comunisti lo avevano tenuto in semiclandestinità nel lontano 1931, alla vigilia della presa del potere di Hitler, a Colonia, in Germania . I delegati presenti sono 1800, un numero elevatissimo. E’ la prima volta che tanti comunisti si ritrovano a discutere insieme in un clima di libertà. Lo fanno a soli sette mesi dalla fine della guerra inaugurando così la stagione dei congressi, non solo del partito comunista, ma anche di tutti gli altri partiti. Qualche settimana prima Alcide De Gasperi è diventato primo ministro di un governo di unità nazionale di cui anche i comunisti fanno parte.

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Il tavolo ottagonale e la storia

di Lelio La Porta

Che cos’è la storia di un partito? Soprattutto di un partito fortemente radicato nella vita nazionale? Cosa vuol dire scrivere la storia di un determinato partito? Gramsci avrebbe risposto “che scrivere la storia di un partito significa niente altro che scrivere la storia generale di un paese da un punto di vista monografico, per porne in risalto un aspetto caratteristico”. Proprio prendendo spunto dalla definizione gramsciana (sapientemente fatta propria dal curatore del volume Lorenzo Capitani) viene ricostruita la storia del Pci di Reggio Emilia, con una monografia che ha al centro un oggetto che è sintesi di quella storia, cioè un tavolo ottagonale di legno chiaro (La storia sul tavolo. Tra due epoche del Novecento, cronache, memorie, riflessioni sul Pci di Reggio Emilia, Fondazione Reggio Tricolore, a cura di L. Capitani, pp. 147, €.15,00).

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Il Pci e la martinicchia di Renzi

Se tiri la martinicchia, il carro non si muove. Ma se gli altri
si muovono, tu rimani in coda. Succede a Matteo Renzi, il
quale ha deciso di celebrare i 100 anni della fondazione del
Pci insieme a Tony Blair. A lui sembra una trovata furbesca
e strabiliante, invece è una mossa sciocca e umiliante. Visto
che Blair, al seguito della Thatcher, è stato un becchino
eccellente della classe lavoratrice in Gran Bretagna. Mentre
il suo stolido imitatore ci appare nei panni ormai sdrusciti di
un’infelice marionetta. Il dramma è che, cancellato il Pci,
milioni di lavoratrici e di lavoratori sono stati espropriati
della politica, e vagano nel buio senza rappresentanza né
organizzazione.
 
nuvola rossa

Il bipolarismo spietato da archiviare al più presto

Alfio Mastropaolo, 10.11.2020

© 2020 IL NUOVO MANIFESTO SOCIETÀ COOP. EDITRICE

Il bipolarismo avvelenato sta dilaniando il paese. Il corpo a corpo con la destra populista
non paga. È più saggio diluirla
È ora di archiviare il bipolarismo. Fare dell’Italia una democrazia bipolare è stata un’idea sciagurata.
Una volta ridotta la frammentazione partitica con le sue torbide pratiche «consociative»,
instaurando l’alternanza e una leadership stabile e autorevole, un governo che governa e
un’opposizione che controlla, si sarebbe moralizzata la vita pubblica e ripreso il cammino della
crescita. È stato un fallimento e anche una truffa.

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La maschera grottesca dell’anticomunismo

Viviamo in una condizione di eccezionale gravità mai vista prima, in cui si sommano tre crisi: sanitaria, ambientale ed economico-sociale. Ma invece di occuparsi dei loro effetti e delle possibili soluzioni, le grandi firme dei giornaloni puntano il dito contro i comunisti. In vista del centenario della fondazione del Pci, che ricorre nel 1921, è già cominciato il cannoneggiamento con articoli di Paolo Mieli e con un libro di Ezio Mauro. Ma di che cosa sono imputati i comunisti italiani per essere esposti al pubblico ludibrio dalle cosiddette grandi firme?

Si dice che il buon giornalismo dovrebbe giudicare muovendo dai fatti. E i fatti dicono che i comunisti italiani hanno combattuto per la libertà durante il fascismo. Sono stati alla testa della guerra di liberazione. Hanno contribuito in modo decisivo alla scrittura della Costituzione e hanno sempre lottato in difesa della democrazia. C’è qualcuno che può citare un loro atto che abbia offeso la nostra libertà? E allora di che parliamo? L’anticomunismo ormai è solo una maschera tragica e grottesca, messa su dai padroni benpensanti per evitare di cambiare la realtà.

Paolo Ciofi

http://www.paolociofi.it