Il bipolarismo spietato da archiviare al più presto

Alfio Mastropaolo, 10.11.2020

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Il bipolarismo avvelenato sta dilaniando il paese. Il corpo a corpo con la destra populista
non paga. È più saggio diluirla
È ora di archiviare il bipolarismo. Fare dell’Italia una democrazia bipolare è stata un’idea sciagurata.
Una volta ridotta la frammentazione partitica con le sue torbide pratiche «consociative»,
instaurando l’alternanza e una leadership stabile e autorevole, un governo che governa e
un’opposizione che controlla, si sarebbe moralizzata la vita pubblica e ripreso il cammino della
crescita. È stato un fallimento e anche una truffa.

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La maschera grottesca dell’anticomunismo

Viviamo in una condizione di eccezionale gravità mai vista prima, in cui si sommano tre crisi: sanitaria, ambientale ed economico-sociale. Ma invece di occuparsi dei loro effetti e delle possibili soluzioni, le grandi firme dei giornaloni puntano il dito contro i comunisti. In vista del centenario della fondazione del Pci, che ricorre nel 1921, è già cominciato il cannoneggiamento con articoli di Paolo Mieli e con un libro di Ezio Mauro. Ma di che cosa sono imputati i comunisti italiani per essere esposti al pubblico ludibrio dalle cosiddette grandi firme?

Si dice che il buon giornalismo dovrebbe giudicare muovendo dai fatti. E i fatti dicono che i comunisti italiani hanno combattuto per la libertà durante il fascismo. Sono stati alla testa della guerra di liberazione. Hanno contribuito in modo decisivo alla scrittura della Costituzione e hanno sempre lottato in difesa della democrazia. C’è qualcuno che può citare un loro atto che abbia offeso la nostra libertà? E allora di che parliamo? L’anticomunismo ormai è solo una maschera tragica e grottesca, messa su dai padroni benpensanti per evitare di cambiare la realtà.

Paolo Ciofi

http://www.paolociofi.it

 

 

Care compagne, cari compagni. Tredici storie di militanza nel P.C.I.

Nino

Concetto Vecchio da Repubblica del 10 novembre 2020

Cos’è stato il Pci, di cui a gennaio ricorrono i cento anni? Un partito di massa, popolare, nel quale militavano gli operai e gli intellettuali, i giovani e la generazione che aveva fatto la Resistenza. C’è stato un momento, a metà degli anni Settanta, nel quale un italiano su tre votava comunista. Un unicum in Europa. Le città più ricche, da Torino a Roma, da Bologna a Firenze, erano governate da sindaci rossi. Un libro ora racconta le vicende di tredici comunisti italiani, uomini e donne in carne e ossa, per provare a dare conto di questo mondo grande: Care compagne e cari compagni , edito da Strisciarossa, con le vignette di Ellekappa e Staino.

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CIAO CARLA

“Futura Umanità. Associazione per la storia e la memoria del Pci” esprime il suo cordoglio per la scomparsa della compagna Carla Nespolo, presidente dell’ANPI, già dirigente e parlamentare del Partito comunista italiano, sempre presente nelle lotte per la difesa e l’attuazione della Costituzione. La ricordiamo come una compagna dalla grande carica umana, sempre aperta al confronto: un’antifascista e una comunista italiana di cui conserveremo sempre la memoria.


Paolo Ciofi (presidente onorario dell’Associazione)

Alexander Hobel (presidente dell’Associazione)

IN MEMORIA DI GIUSEPPE PRESTIPINO

di Lelio La Porta

 Era nato a Gioiosa Marea, in Sicilia, il 1 maggio del 1922, 98 anni fa. Andavamo in diversi fra amiche e amici, compagne e compagni a trovarlo a Civitavecchia, dove viveva in una bella casa con vista sul mare, non solo ma soprattutto il giorno del suo compleanno. Era ancora del tutto lucido, arguto, attentissimo e parlare con lui era un piacere.

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Cambiamo la politica. Non la Costituzione

Paolo Ciofi

In Italia, stretta tra l’epidemia con le sue pesanti ricadute in tutti i campi e la necessità pressante della ripresa economica e sociale, il referendum sul taglio dei parlamentari ha reso evidente l’involuzione e l’inconsistenza in cui si dibatte oggi la politica. Dato confermato dalle elezioni regionali, che con il risultato nettamente negativo dei 5 Stelle segnalano la persistente instabilità del sistema.

La maggioranza degli italiani sembra ritenere che lo stato del Paese sia da porre in relazione con il numero degli eletti, oltre che con il ruolo e gli intrighi del Parlamento descritto come un’adunanza di parassiti che campano occupando poltrone: una visione rozza e punitiva, pericolosamente falsificante lontana mille miglia dalla realtà dei rapporti sociali, da cui si trae la risibile conclusione che tagliando i rappresentanti di conseguenza si risolvono i problemi dei rappresentati e dell’intera società. Continua a leggere “Cambiamo la politica. Non la Costituzione” →