Nel primo anniversario della scomparsa di Aldo Tortorella, lo ricordiamo con il suo intervento al convegno del 2016 dal titolo “Il 1956 e il PCI“.
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35 anni dalla fine del PCI

L'”associazione per la storia e la memoria del PCI – Futura Umanità” e l'”associazione culturale Enrico Berlinguer” vi invitano al convegno sui 35 anni dello scioglimento del PCI che si terrà mercoledì 4 febbraio alle ore 17:15, presso la sede dell’associazione Berlinguer di viale Opita Oppio, 24 (Roma).
Come e perché si giunse a questo esito?
L’incontro-dibattito sarà preceduto dalla proiezione del film “Cento anni dopo“.
Insieme all’autrice della pellicola Milena Fiore (Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico) e la regista Monica Mauer ne discutono Sergio Gentili (saggista e scrittore), Alexander Höbel (presidente associazione Futura Umanità) e Corrado Morgia (scrittore).
Coordina l’evento Verino Tinaburri.
Il Partito Comunista Italiano
Di Palmiro Togliatti
In occasione dell’anniversario della fondazione del Pcd’I (21 gennaio 1921-21 gennaio 2026) viene proposta la quarta parte dello scritto di Palmiro Togliatti Il Partito Comunista Italiano che venne integralmente ripubblicato nel 2020 dagli Editori Riuniti a cura della nostra Associazione.

Pur riconoscendo che la creazione di un nuovo partito della classe operaia era una necessità, sorge la questione se l’averlo creato, rompendo l’unità del Partito socialista, proprio all’inizio del 1921, non sia stata causa di un dannoso indebolimento del movimento operaio e democratico, che si sarebbe dovuto evitare. Si era infatti nel momento in cui l’attacco violento e armato del fascismo contro le organizzazioni operaie si stava scatenando e l’unità del Partito socialista poteva avere un valore, se non altro difensivo. Ancora oggi, nelle polemiche correnti, e soprattutto quando noi comunisti facciamo appello alla unità delle forze democratiche e di classe, questa circostanza ci viene rinfacciata.
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Il presidente di Futura Umanità, Alexander Höbel, sta tenendo in Cina un ciclo di lezioni sulla storia del comunismo italiano.
l’Unità… riemersa e il ’56

A Pistoia, giovedì 27 novembre alle 17, presso l’Archivio Roberto Marini in Galleria Nazionale 9, grazie ai fondi della Regione Toscana, al sostegno avuto dalla Fondazione Caript e dai tanti volontari e amici, verranno presentati i risultati del restauro dei 252 volumi rilegati che conservano le edizioni originali de l’Unità dal 1949 al 1986.
Questo sarà anche un’occasione per discutere di come l’Unità e il PCI – così come le altre forze politiche di sinistra – affrontarono gli indimenticabili e tragici eventi dell’Ungheria nell’ottobre del 1956, commemorando al contempo il 110° anniversario dalla nascita di Pietro Ingrao e il decimo dalla sua scomparsa, momento in cui egli era direttore del giornale.
Moderati da Giacomo Signorini, che ha creato gli album di figurine sulla storia del PCI, parteciperanno il Presidente e Direttore dell’archivio Roberto Niccolai, insieme agli storici Alessandro Affortunati (“Il ’56, l’Unità e il PCI”) e Sergio Dalmasso (“Il ’56 e le altre sinistre”), oltre ad Anita Ferri (“L’Unità e la scienza”) e Mario Ruggiano dell’Associazione “Futura Umanità”, insieme a una delegazione della Regione Toscana.
Per Pier Paolo Pasolini
Di Lelio La Porta
L’articolo seguente si avvale di alcuni passi di uno scritto pubblicato su «La Città Futura» il 30/10/2015.

Ma come io possiedo la storia,
essa mi possiede; ne sono illuminato:
ma a che serve la luce?
(P. P. Pasolini, Le ceneri di Gramsci)
L’assassinio di Pasolini, il cui corpo orrendamente massacrato fu rinvenuto il 2 novembre del 1975 e di cui ricorre il 50° anniversario, è stato causa di dolore e di rabbia autentica per chi militava a sinistra o, comunque, aveva a cuore le sorti della cultura nel nostro paese (e per questo stava a sinistra ieri e a sinistra si trova ancora oggi). Chi lo avrebbe visto con piacere bruciare in Campo de’ Fiori come Giordano Bruno o, meglio ancora, avrebbe desiderato fargli indossare la mordacchia, ancor prima di spedirlo al rogo, dimenticava tutto. Ci fu chi pensò di sottrare ad un’appartenenza comunista colui il cui fratello Guido (Guidalberto) era morto nell’eccidio di malga Porzûs, compiuto dai gappisti di “Giacca”, presumibilmente su ordine del comando del IX Corpo jugoslavo, e il padre aveva salvato Mussolini dalle mani dell’attentatore (o meglio, presunto tale) Zamboni. E poi non era stato espulso dal Pci nel 1949 per “indegnità morale”?1