l’Unità… riemersa e il ’56

A Pistoia, giovedì 27 novembre alle 17, presso l’Archivio Roberto Marini in Galleria Nazionale 9, grazie ai fondi della Regione Toscana, al sostegno avuto dalla Fondazione Caript e dai tanti volontari e amici, verranno presentati i risultati del restauro dei 252 volumi rilegati che conservano le edizioni originali de l’Unità dal 1949 al 1986.
Questo sarà anche un’occasione per discutere di come l’Unità e il PCI – così come le altre forze politiche di sinistra – affrontarono gli indimenticabili e tragici eventi dell’Ungheria nell’ottobre del 1956, commemorando al contempo il 110° anniversario dalla nascita di Pietro Ingrao e il decimo dalla sua scomparsa, momento in cui egli era direttore del giornale.
Moderati da Giacomo Signorini, che ha creato gli album di figurine sulla storia del PCI, parteciperanno il Presidente e Direttore dell’archivio Roberto Niccolai, insieme agli storici Alessandro Affortunati (“Il ’56, l’Unità e il PCI”) e Sergio Dalmasso (“Il ’56 e le altre sinistre”), oltre ad Anita Ferri (“L’Unità e la scienza”) e Mario Ruggiano dell’Associazione “Futura Umanità”, insieme a una delegazione della Regione Toscana.

Per Pier Paolo Pasolini

Di Lelio La Porta

L’articolo seguente si avvale di alcuni passi di uno scritto pubblicato su «La Città Futura» il 30/10/2015.

Ma come io possiedo la storia,

essa mi possiede; ne sono illuminato:

ma a che serve la luce?

(P. P. Pasolini, Le ceneri di Gramsci)


L’assassinio di Pasolini, il cui corpo orrendamente massacrato fu rinvenuto il 2 novembre del 1975 e di cui ricorre il 50° anniversario, è stato causa di dolore e di rabbia autentica per chi militava a sinistra o, comunque, aveva a cuore le sorti della cultura nel nostro paese (e per questo stava a sinistra ieri e a sinistra si trova ancora oggi). Chi lo avrebbe visto con piacere bruciare in Campo de’ Fiori come Giordano Bruno o, meglio ancora, avrebbe desiderato fargli indossare la mordacchia, ancor prima di spedirlo al rogo, dimenticava tutto. Ci fu chi pensò di sottrare ad un’appartenenza comunista colui il cui fratello Guido (Guidalberto) era morto nell’eccidio di malga Porzûs, compiuto dai gappisti di “Giacca”, presumibilmente su ordine del comando del IX Corpo jugoslavo, e il padre aveva salvato Mussolini dalle mani dell’attentatore (o meglio, presunto tale) Zamboni. E poi non era stato espulso dal Pci nel 1949 per “indegnità morale”?1

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“La pace al primo posto”, due anni dopo. Berlinguer al Mandela forum.

Di Daniela Belliti *

Il libro Enrico Berlinguer, La pace al primo posto. Scritti e discorsi 1972-1984, a cura di Alexander Höbel, Donzelli, è uscito nel 2023, appena un anno dopo l’inizio della guerra russo-ucraina. Sono passati già altri due anni e stiamo vivendo il periodo più buio e tragico dalla fine della Guerra fredda. Per questo rileggere ora gli scritti e i discorsi di Enrico Berlinguer sulla pace rappresenta in primo luogo un’operazione politica, una presa di posizione alternativa al mainstream del dibattito pubblico che si è sviluppato attorno alla crisi attuale dell’ordine internazionale (o dovremmo piuttosto dire “disordine globale”). Infatti, da quando è scoppiata la guerra in Ucraina, e dopo quello che è successo e sta succedendo dal 7 ottobre 2023 in poi in tutto Medio Oriente, si sono imposte nel confronto politico e mediatico una nuova riabilitazione della guerra e una parallela opera di delegittimazione della pace.

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I luoghi e le parole di Enrico Berlinguer

Mercoledì 3 settembre ore 17, avrà luogo a Firenze, presso il “Nelson Mandela Forum” (piazza Berlinguer), l’inaugurazione della mostra “I luoghi e le parole di Enrico Berlinguer”. Nell’ occasione sarà presentato il libro “La pace al primo posto” curato da Alexander Höbel. Seguiranno musiche dei Modena City Ramblers.

Togliatti e la Giraffa, le vie originali e l’eredità di questo padre costituente

Di Vindice Lecis


(In occasione del sessantunesimo anniversario della scomparsa di Palmiro Togliatti, pubblichiamo le seguenti note di Vindice Lecis sulla sua figura. L’articolo è già stato pubblicato online sul suo blog fuoripagina” ed è consultabile al seguente link. Buona lettura.)

In una relazione tenuta ad un seminario nell’ottobre 1983, lo storico comunista Paolo Spriano parlando di Palmiro Togliatti spiegò come “egli aveva tratti singolari all’interno del movimento comunista. Tratti singolari perché assommava in sé la figura, la struttura di dirigente politico, di capo di massa e di grande intellettuale, nella storia d’Italia”. Vale anche la pena ricordare ciò che scrisse lo scrittore Elio Vittorini, che con il capo del Pci ebbe duri scontri, quando riconobbe che “ se c’è democrazia in Italia molto lo si deve al Partito comunista italiano, e se il Pci ha dato molto alla democrazia italiana il merito principale spetta a Togliatti”. Il Pci venne, proprio dal Migliore, definito una giraffa, un animale che secondo gli zoologi non avrebbe motivo di esistere,  mentre allora  esisteva ed era ben in salute.

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O il socialismo o la morte

Nell’ottantesimo anniversario del lancio della bomba atomica statunitense su Hiroshima, seguito tre giorni dopo da un’analoga bomba su Nagasaki, pubblichiamo l’articolo non firmato, ma certamente di Togliatti, che apparve su Rinascita, 1945 n. 7/8, a commento delle atomiche sul Giappone, dal quale emerge la chiara coscienza, in tempo reale, che una nuova fase storica si era aperta, che cambiava la natura stessa della guerra e che per la prima volta era in pericolo la stessa civiltà umana. Uno scritto che ci sembra di stringente, drammatica attualità.

Sotto due aspetti può essere considerata l’invenzione della bomba cosiddetta “atomica”. Il primo riguarda l’innegabile e spaventoso progresso dei mezzi di distruzione materiale impiegabili in un conflitto armato fra i popoli e gli Stati. Il secondo riguarda la possibilità che l’invenzione si accompagni alla scoperta di una nuova sorgente di energia a scopi di produzione, il che potrebbe significare, a breve scadenza, una nuova rivoluzione industriale, analoga a quella che fu causata dalla scoperta della macchina a vapore. I rapporti della stampa, evidentemente tendenziosi e privi per forza di ogni carattere scientifico, non permettono di dire nulla a proposito di questa seconda ipotesi. Rimane il fatto, che sembra non possa essere messo in dubbio, della scoperta di un esplosivo il quale rende possibile la distruzione istantanea di una città intiera o quasi, e di un agglomerato di centinaia di migliaia di uomini, donne, bambini. Che questa scoperta sia di per sé destinata a rendere impossibili le guerre, non è però cosa da credersi. Non hanno avuto questo risultato né la scoperta della dinamite, né quella della nitroglicerina, né alcun altro degli improvvisi progressi della tecnica di guerra. Altrettanto inammissibile è l’affermazione che il possesso del “segreto” della bomba “atomica” renda definitiva la supremazia mondiale di determinate potenze. Il progresso scientifico non si produce mai a salti, né vi è scoperta la quale, corrispondendo allo sviluppo generale della indagine tecnica e del pensiero, possa rimanere a lungo un “segreto”. La bomba “atomica”, segreto di guerra angloamericano oggi, sarà senza dubbio entro un periodo di tempo più o meno lungo patrimonio comune di tutti quei popoli e di quegli Stati che, volendo fare la guerra, saranno in grado di procurarsi i mezzi a questa adeguati.

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