VERSO IL 21 GENNAIO (7)

A cura di Guido Liguori, a partire dal 1 gennaio, pubblichiamo sul nostro sito ogni giorno, un articolo di Gramsci apparso sull’Ordine Nuovo più o meno negli stessi giorni di 100 anni fa.

A. Gramsci, Russia e Internazionale, in “L’Ordine Nuovo”, 9 gennaio 1921.

La Russia dei Soviet si è conquistata, ed ogni giorno più si conquista le simpatie della classe operaia del mondo intero. Il fatto è naturale. La Rivoluzione proletaria russa divide il mondo intero in due campi: da una parte coloro che sono per essa, che sono per il suo sviluppo e per la sua vittoria nel mondo intero; dall’altra coloro che le sono contrari e che vogliono che essa sia soffocata nel sangue del popolo rivoluzionario russo, vedendo in ciò lo schiacciamento della rivoluzione mondiale universale. Da una parte si trovano la classe operaia e le classi semi-proletarie, cioè dei piccoli contadini, di tutti i paesi, dall’altra parte stanno i capitalisti, i banchieri, i grandi proprietari fondiari, gli speculatori di tutto il mondo.

Le simpatie che la Russia soviettista ha guadagnato presso il proletariato internazionale sono così grandi che gli stessi governi capitalistici che organizzano il blocco economico contro di essa non osano più lottare apertamente contro il suo governo e sono costretti a riconoscerlo ed a stringere con esso legami commerciali.

Ma un fatto è specialmente importante e deve essere posto bene in luce: cioè che nessun partito operaio, che nessuna organizzazione di operai, nemmeno quelli che si pongono sul terreno dell’opportunismo e del riformismo, non osano più dirsi apertamente contrari alla Russia dei Soviet, anche se di fatto nei loro paesi questi partiti sostengono il potere della borghesia.

Perché i partiti e le organizzazioni riformiste ed opportuniste sono costretti in questo modo a nascondere la loro opposizione reale e di principio contro la Russia dei Soviet, sotto la maschera di una ipocrita amicizia? Perché se così non facessero in breve tempo essi perderebbero il sostegno delle masse operaie. È dunque un motivo utilitario quello che li spinge a dichiararsi per la Russia. Allo stesso modo si comportano i centristi e i semiriformisti i quali, benché si dicano contrari all’Internazionale comunista, ai suoi principi, alla sua tattica ed alla sua organizzazione centralizzata, ciò nonostante si presentano alla classe operaia come difensori della Rivoluzione proletaria russa. Se così non facessero essi sarebbero perduti, e le masse se ne staccherebbero. Essi seguono un’ipocrita politica di amicizia e di simpatia per la Russia per poter continuare l’opera loro confusionistica, per impedire la rivoluzione del proletariato.

Ciò è vero per tutti i paesi, e soprattutto per l’Italia. Non parliamo dei riformisti, perché gli operai coscienti sanno ormai come giudicare la loro politica, sanno che essi sono dei nemici della rivoluzione proletaria russa, benché essi pure non osino francamente condannarla.

Parliamo invece dei centristi e dei semi-riformisti, di coloro che nascondono il loro tradimento sotto la maschera della conservazione dell’unità del partito e che si sono dati il nome di comunisti-unitari. Essi dichiarano ad alta voce di essere difensori accaniti della Russia dei Soviet e sostenitori decisi dell’Internazionale comunista, dopo che ad essi hanno dichiarato guerra aperta! Perché il compagno Serrati ed i suoi sostenitori dimostrano con tanto chiasso la loro solidarietà alla Russia? Perché la Russia, la sua Rivoluzione, i suoi principi ed i suoi metodi di lotta godono di un’immensa popolarità fra le masse proletarie italiane. Perché il proletariato italiano ammira ed acclama la Russia dei Soviet, perché esso è completamente solidale con la Russia dei Soviet, perché è deciso a sostenere fino in fondo con tutti i mezzi la Russia dei Soviet. Perciò il compagno Serrati ed i comunisti-unitari si adattano alle circostanze per non perdere la loro influenza sul proletariato.

Ma non solo verso la Russia e la sua Rivoluzione essi dimostrano amicizia e simpatia, ma anche verso l’Internazionale comunista. Nella coscienza del proletariato italiano la Rivoluzione russa è infatti legata in modo inscindibile e solidale con l’Internazionale comunista. Il proletariato italiano, guidato dalla sua coscienza e dal suo istinto proletario, non separa la Rivoluzione russa dalla Internazionale comunista, ma le unisce così come esse sono unite nella vita reale. Il compagno Serrati ed i suoi sostenitori sono quindi costretti anche in ciò ad adattarsi allo stato d’animo del proletariato per non perdere il loro ascendente. Essi non hanno il coraggio di dire francamente ed apertamente che poiché sono contrari alle 21 condizioni, alle tesi sulla questione coloniale e nazionale, alle tesi sulla questione agraria ed allo stesso principio centralizzatore dell’Internazionale comunista, essi sono contro l’Internazionale stessa.

Nella sostanza, tanto i riformisti e gli opportunisti che hanno il coraggio di dirlo apertamente, quanto i centristi ed i semicentristi che non osano apertamente dirsi contrari all’Internazionale comunista, ma ne respingono le risoluzioni sostanziali e lavorano contro di essa, tanto gli uni che gli altri sono di fatto nemici della Russia dei Soviet e della Rivoluzione proletaria russa, perché chi si dichiara in modo nascosto o palese contrario all’organizzazione internazionale comunista dei lavoratori è anche un nemico della Russia e della sua Rivoluzione.

Che cosa è difatti l’Internazionale comunista? Essa è la realizzazione internazionale dei principi e dei metodi della Rivoluzione russa.

La Rivoluzione proletaria russa è la prima grande rivoluzione proletaria che si è chiusa vittoriosamente con la conquista del potere da parte del proletariato nel più grande paese capitalista del mondo, e con l’instaurazione avvenuta per la prima volta nella storia della dittatura proletaria. Questa esperienza storica della classe rivoluzionaria russa è di una immensa importanza per tutto il proletariato internazionale e per la sua lotta di emancipazione. D’altra parte la Rivoluzione russa non è soltanto il prodotto di condizioni particolari e speciali di quel paese, ma un prodotto della guerra imperialista mondiale. Oggi, dopo la guerra, in tutti i paesi capitalistici, la crisi economica, la disoccupazione, il rincaro dei viveri, il deprezzamento della moneta sono fenomeni comuni che rendono le condizioni di ogni paese simili a quelle della Russia prima del 1917. Ma non solo lo scoppio, bensì anche lo sviluppo della Rivoluzione russa è collegato e dipende dalla crisi economica e politica mondiale, crisi la quale viene facendosi sempre più larga e più profonda. Le condizioni della rivoluzione mondiale maturano rapidamente e soltanto la vittoria della rivoluzione universale può assicurare la vittoria definitiva della Rivoluzione russa.

Orbene, l’Internazionale comunista non fa altro che organizzare il proletariato internazionale traendo profitto dalla preziosa e colossale esperienza della Rivoluzione russa per la preparazione della Rivoluzione universale.

Schiacciamento della Rivoluzione russa vuol quindi dire schiacciamento della Rivoluzione mondiale. I governi capitalistici lo sanno e perciò combattono a fondo la Russia dei Soviet. Ciò però incomincia a capire sempre di più anche il proletariato internazionale, dalla coscienza del quale scompare ormai ogni dubbio che il favore per la Rivoluzione russa è una stessa cosa con l’adesione all’Internazionale comunista.

Coloro dunque che lottano apertamente o in modo mascherato contro l’Internazionale comunista, lottano di fatto contro la Russia dei Soviet: sono suoi nemici, e sono nemici tanto più pericolosi in quanto essi militano nelle file stesse della classe operaia. È loro la colpa se la borghesia riesce ancora a mantenere una parte degli operai sotto la sua influenza. Il dovere supremo dei comunisti italiani e quello di smascherare e di combattere questa pericolosa politica dei centristi. – Giù la maschera! – gridiamo noi agli ipocriti amici della Russia e dell’Internazionale – voi lavorate e voi lottate contro l’Internazionale, voi siete dunque nemici della prima grande rivoluzione proletaria. Il proletariato italiano, quando comprenderà non potrà che condannarvi

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