VERSO IL 21 GENNAIO (11)

A cura di Guido Liguori, a partire dal 1 gennaio, pubblichiamo sul nostro sito ogni giorno, un articolo di Gramsci apparso sull’Ordine Nuovo più o meno negli stessi giorni di 100 anni fa.

A. Gramsci, Forza e prestigio, in “L’Ordine Nuovo”, 14 gennaio 1921

La relazione con la quale l’attuale Direzione del Partito Socialista Italiano presenta al Congresso di Livorno l’attività propria e di tutto il partito negli ultimi quindici mesi è degna, in realtà, nel suo arido schematismo burocratico, di quella che è stata in questi mesi la vita del partito e quasi sembra fatta apposta per concludere, senza variare di stile, un periodo che forse non sarà ricordato se non perché in esso è maturata nell’avanguardia rivoluzionaria del proletariato italiano la coscienza della necessità di spezzare l’unità formale e burocratica del Partito Socialista per raggiungere nel Partito Comunista una unità sostanziale di azione e di pensiero.

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VERSO IL 21 GENNAIO (5)

A cura di Guido Liguori, a partire dal 1 gennaio, pubblichiamo sul nostro sito ogni giorno, un articolo di Gramsci apparso sull’Ordine Nuovo più o meno negli stessi giorni di 100 anni fa.

Gramsci, Marinetti rivoluzionario?, in “L’Ordine Nuovo”, 5 gennaio 1921

È avvenuto questo fatto inaudito, enorme, colossale, la cui divulgazione minaccia di annientare del tutto il prestigio e il credito dell’Internazionale comunista: a Mosca, durante il Secondo Congresso, il compagno Lunaciarsky ha detto, in un discorso ai delegati italiani (– discorso, si badi, pronunciato in italiano, anzi in un italiano correttissimo, cosa per cui ogni sospetto di dubbia interpretazione deve essere a priori scartato –) che in Italia esiste un intellettuale rivoluzionario e che egli è Filippo Tommaso Marinetti. I filistei del movimento operaio sono oltremodo scandalizzati; è certo ormai che alle ingiurie di: “Bergsoniani, volontaristi, pragmatisti, spiritualisti”, si aggiungerà l’ingiuria più sanguinosa di “futuristi! Marinettiani”! Poiché una tale sorte ci attende, vediamo di elevarci fino all’autocoscienza di questa nuova nostra posizione intellettuale

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VERSO IL 21 GENNAIO (4)

A. Gramsci, Il congresso di Tours, in “L’Ordine Nuovo”, 4 gennaio 1921.

Non si può comprendere il significato e la portata del Congresso di Tours se la lotta delle tendenze nel Partito socialista non viene collocata nel quadro generale del movimento operaio e contadino di Francia. Il Congresso di Tours è strettamente legato allo sciopero del 1 maggio scorso: i suoi risultati sono un indice della disposizione delle masse popolari verso gli organismi dirigenti del movimento sindacale, che in occasione dello sciopero e nei riguardi delle sue immediate conseguenze, si atteggiarono nei modi e nelle forme che sono note

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VERSO IL 21 GENNAIO (3)

A. Gramsci, Bergsoniano!, in “L’Ordine Nuovo”, 2 gennaio 1921.

Decisamente, la filosofia nelle file del Partito Socialista Italiano, e nella mente dei suoi teorici e dei suoi leaders, è destinata a non aver mai fortuna. C’è stato una volta un periodo di esaltazione, un periodo in cui la fede politica e la fede sociale sembrava dovessero di necessità accordarsi con una determinata fede scientifica. Erano i giorni avventurati in cui dell’una e dell’altra fede erano sacerdoti Cesare Lombroso ed i suoi ripetitori, in cui Enrico Ferri era un grande filosofo e grande capo rivoluzionario. Ahimè! il socialismo italiano, che per le grandi masse era allora spontaneo moto di riscossa e di risveglio, movimento di liberazione iniziato in forme incomposte, senza troppa chiara coscienza di sé, tumultuoso, ma pieno di calore e pieno di ogni possibilità di sviluppo, e pieno soprattutto di fecondo spirito di iniziativa e di tenace volontà di azione, il socialismo italiano, nella mente dei suoi teorici, nella mente dei capi e degli ispiratori, aveva la triste sorte di essere avvicinato al più arido, secco, sterile, sconsolatamente sterile, pensiero del secolo XIX, al positivismo

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La fraternità universale e la legge di Caino

Aldo Tortorella editoriale Critica Marxista del 18 dicembre 2020

I durissimi attacchi al Papa degli ultraconservatori della gerarchia cattolica e dell’estrema destra politica a tutta intera la sua attività e, più in particolare, alle sue due ultime encicliche, quella sulla ecologia e quella recente sulla solidarietà – per non dire dello scandalo sollevato a proposito del diritto dei gay ad una famiglia – definiscono meglio di ogni altra considerazione il significato da dare alla svolta che Bergoglio ha inteso dare alla Chiesa cattolica. Gli esperti della storia vaticana ci ricordano, ma ne abbiamo tutti qualche memoria, che non minori furono gli attacchi, giunti sino allo scisma, contro Giovanni XXIII, Angelo Roncalli, bergamasco, autore del rinnovatore Concilio ecumenico, e contro Paolo VI, bresciano, prudente continuatore del Concilio (e pure lui duramente colpito dall’assassinio di Aldo Moro, suo più giovane amico).

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Il fascismo immaginario di Bruno Vespa

Carlo Greppi*       (“Jacobin Italia”,  18 Dicembre 2020)

L’ennesimo libro-panettone del conduttore di Porta a Porta è pieno di inesattezze: si inserisce in un filone revisionista che ha l’obiettivo di sostenere che il ventennio non fu poi così male. Ecco perché è impresentabile, nel metodo e nel merito.

L’Italia amò Mussolini? Bruno Vespa, pubblicato dalla joint venture Mondadori/Rai Libri, prova a rispondere in un volume di 420 pagine che racconta «gli anni del consenso» del fascismo. Nel farlo si candida a essere il saggio storico dell’anno. Stampare (e distribuire) 160.000 copie di un saggio significa inondare il mercato editoriale della non fiction. Non vuole affatto dire averle vendute, beninteso: sappiamo da fonti certe che nei giorni in cui questa cifra veniva sventolata su quotidiani a diffusione nazionale (13 dicembre) il venduto effettivo rilevato si aggirava sotto le 30.000 copie (ora siamo a circa 42.000), cifre comunque importanti – il volume precedente, Perché l’Italia diventò fascista (e perché il fascismo non può tornare) è arrivato a circa 100.000. Sono numeri astronomici (da diverse settimane è in vetta alle classifiche), e il wishful thinking pubblicitario potrebbe generare la classica profezia che si autoavvera. Questo libro, tuttavia, è impresentabile nel merito e nel metodo, e rivela una seria emergenza a livello di discorso pubblico.

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