Gramsci a Vienna e il partito

Di Lelio La Porta

Lo scritto che segue vuole proporre un’analisi del percorso di formazione del gruppo dirigente del partito comunista nel periodo 1923-1924 attraverso una ricostruzione che si avvale di diversi documenti, soprattutto lettere, per capire come Gramsci, operando da Vienna, costruì intorno a sé il nucleo di dirigenti che guidò il Pcd’I.

L’autore si è avvalso di parti, da lui stesso tradotte, di un volume appena pubblicato in francese (Romain Descendre e Jean-Claude Zancarini, L’oeuvre-vie d’Antonio Gramsci, Éditions La Découverte, Paris, 2023; si tratta di due studiosi di Gramsci), integrate da riflessioni personali intorno al “pensiero vivente” (possibile traduzione del titolo del volume) che proietta sul nostro presente lo sforzo di ricerca dell’unità della sinistra compiuto da Gramsci in quegli anni di ferro e di fuoco.

L’idea di questo scritto è nata dalla tessera 2023 della nostra Associazione in cui compare la copertina di una delle edizioni del volume togliattiano intorno alla formazione del gruppo dirigente comunista nel 1923-1924.

Mi auguro che il tedio non assalirà quante fra le nostre compagne e quanti fra i nostri compagni vorranno affrontare la lettura dello scritto, necessariamente ponderoso, visto l’argomento, credendo, in quanto autore, di essere stato ponderato.

La pace al primo posto

Martedì 13 giugno, alle ore 17:30, presso la sede dell’associazione culturale “Enrico Berlinguer”, sarà presentato il libro di Enrico Berlinguer “La pace al primo posto. Scritti e discorsi di politica internazionale (1972-1984)”, a cura di Alexander Höbel.


Oltre al curatore, interverranno Giorgio Inglese, Lelio La Porta e Claudio Siena.

Chiedi chi era Enrico Berlinguer

Di Lelio La Porta

Piazza San Giovanni a Roma: lì ci si dava appuntamento per ascoltare i discorsi di Enrico Berlinguer ed avere le indicazioni su quale fosse la linea politica, interna ed internazionale, che il Pci intendeva assumere. Lì una comunità si incontrava e lì ascoltava il Segretario.

Le sue parole erano sempre destinate a proporre elementi fondamentali per il cambiamento dello stato esistente delle cose; i suoi ragionamenti erano indirizzati alla costruzione di un progetto alternativo rispetto a quello della nuova alienazione globalizzata e globalizzante; un progetto che vedeva i giovani in prima fila e che doveva avere come spina dorsale la coerenza con i propri principi e la discussione delle cose quali esse sono e non come vorremmo che fossero. Anche un minimo risultato positivo lungo questa strada avrebbe consentito di esclamare, come lo stesso Berlinguer al termine di una manifestazione per la pace tenutasi a Roma nel 1983: “Mi pare che sia andata proprio bene!”.

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Le tre linee di tendenza dell’antifascismo italiano

Di Lelio La Porta

Tre devono essere considerati i filoni di interpretazione del fascismo: quello intellettuale, quello sociale e quello etico1.

L’ antifascismo intellettuale si basa sulla teoria crociana della parentesi, ossia del fascismo inteso come malattia morale che, in virtù dei processi di crescita della Zivilisation, soppianta e supera la Kultur europea. Possono essere considerati come autori e testi di riferimento Ortega y Gasset (La ribellione delle masse, 1930), Meinecke (L’idea di ragion di stato nella storia moderna, 1924), Huizinga (Le ombre del domani, 1935).

Sulle circostanze che condussero Croce all’antifascismo va fatta qualche considerazione. Intervistato da Francesco Dall’Erba il 27 ottobre del 1923 per il «Giornale d’Italia», quindi a distanza di un anno dalla marcia su Roma, Croce, temendo il pericolo di un «ritorno all’anarchia del ‘22», continuava: «Nessuno che abbia senno augura un cangiamento». E proseguiva sostenendo che tra la sua «fede liberale e l’accettazione e giustificazione del fascismo» non c’era contraddizione alcuna. Il 1° febbraio del 1924, intervistato dal «Corriere Italiano», ancora riteneva «così gran beneficio la cura a cui il fascismo aveva sottoposto l’Italia, che si dava pensiero piuttosto che la convalescente non si levasse presto di letto, a rischio di qualche grave ricaduta». Il 24 giugno del 1924, due settimane dopo il sequestro di Matteotti, il Senato fu chiamato a votare la fiducia al governo Mussolini: Croce, con Gentile, fu tra i 225 che votarono la fiducia. Pochi giorni dopo, per la precisione il 9 luglio, intervistato dal «Giornale d’Italia», il filosofo affermava:

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