Un partito nel nome di Gramsci

Di Guido Liguori

Il 21 agosto prossimo ricorre il 60° anniversario della morte di Palmiro Togliatti. Per ricordare il grande dirigente comunista scomparso a Jalta nel 1964 pubblichiamo in questi giorni alcuni scritti dedicati al suo pensiero e alla sua opera.

Il seguente articolo di Guido Liguori è stato già pubblicato su “il Manifesto” il 21 agosto del 2014

La decisione del segretario del Pci di difendere il dirigente comunista in carcere, forzandone talvolta le posizioni, nasceva dalla convinzione di essere in presenza di una delle figure più rilevanti del marxismo novecentesco.

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L’impronta di Togliatti

Di Alexander Höbel

Il 21 agosto prossimo ricorre il 60° anniversario della morte di Palmiro Togliatti. Per ricordare il grande dirigente comunista scomparso a Jalta nel 1964 pubblichiamo in questi giorni alcuni scritti dedicati al suo pensiero e alla sua opera.

Il seguente articolo di Alexander Höbel è ripreso da “Critica Marxista”, 2021, n. 1-2.

Già negli anni dell’esilio Togliatti individua la strada di un partito che sia promotore di una rivoluzione popolare, nazionale e antifascista. La svolta di Salerno, la democrazia progressiva, il partito nuovo. Il 1956, dal XX Congresso del Pcus all’VIII Congresso del Pci. Gli ultimi anni: nuove acquisizioni, dubbi, bilanci.

Se è vero che, come sottolineava Lucio Magri, il «genoma Gramsci» ha caratterizzato in larga misura la cultura politica del comunismo italiano, l’impronta che su quest’ultimo ha lasciato Palmiro Togliatti è non meno indelebile, considerato che del Pci egli è stato il principale dirigente dalla seconda metà degli anni Venti fino alla sua scomparsa, nel 1964, e che anche sul piano teorico il suo contributo è stato di notevole portata. Comune ai due leader è l’esperienza ordinovista, che Togliatti individuava come il sostrato ideologico della nuova impostazione del Pcd’I dopo gli anni della direzione bordighiana; comune anche l’acquisizione della centralità della dimensione di massa della politica contemporanea», che influenzò non poco le loro concezioni del partito, e dunque la rilevanza del nesso socialismo-democrazia.

(continua nell’allegato)

Presentazione libro “Enrico Berlinguer: il socialismo necessario”.

Il 18 luglio avrà luogo a Collarmele (AQ) la presentazione del libro “Enrico Berlinguer: il socialismo necessario” (Bordeaux edizioni). Lelio La Porta, che ha curato il volume insieme a Guido Liguori, ne parla in dialogo con Joel Valifuoco. Il libro raccoglie i materiali di un convegno organizzato da Futura Umanità e dedicato alla attualità del pensiero politico del Segretario del P.C.I.

Per un rinnovamento della politica

Di Enrico Berlinguer

Il 4 dicembre 1981 Enrico Berlinguer pubblicò su Rinascita l’articolo intitolato Rinnovamento della politica e rinnovamento del Pci. Il dirigente comunista ammonisce a non considerare la politica solo in termini di partiti, di voti, di seggi e di potere. Politica sono anche movimenti, organismi ed eventi che si situano nella società, al di fuori della dimensione istituzionale, per rispondere a bisogni, idee, aspirazioni, anche per quel che attiene alla dimensione privata e alla «qualità della vita». Rispetto a queste novità i partiti devono dimostrare di sapersi rinnovare e di saper rinnovare il proprio modo di fare politica. Il segretario del Pci respinge anche i fenomeni di «americanizzazione» della politica che andavano affermandosi anche in Italia e rilancia la natura del Pci come partito di massa che non è solo partito d’opinione né vuole trasformarsi in macchina elettoralistica che ha come scopo solo il potere per il potere. Pubblichiamo il testo dell’articolo, tratto da Un’altra idea del mondo. Antologia 1969-1984, a cura di Paolo Ciofi e Guido Liguori (Editori Riuniti, 2014).

Lo sviluppo impetuoso del movimento per la pace, caratterizzato da contenuti e forme di partecipazione in parte diversi da quelli propri dei partiti, ci consente di riproporre il tema delle novità che si vanno manifestando nel rapporto tra le masse e la politica, sul quale avemmo occasione di riflettere dopo la campagna referendaria sull’aborto.

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Svolta di Salerno: ottant’anni fa l’intuizione di Togliatti che cambiò l’Italia liberata

Di Francesco Barbagallo

Il seguente testo, già pubblicato sul sito strisciarossa.it, è un estratto in anteprima della relazione di Francesco Barbagallo per il convegno «Togliatti, la “svolta di Salerno” e le radici della Repubblica» organizzato da Futura Umanità – Associazione per la Storia e la Memoria del PCI, che si terrà sabato 25 maggio presso la Camera del Lavoro di Napoli a partire dalle 9:30.

Nell’inverno del 1944 la situazione politica nel regno del Sud, controllato dall’Allied Military Government (AMG), appare ancora bloccata dal contrasto istituzionale insorto tra i partiti antifascisti riuniti nel Comitato di Liberazione Nazionale e il governo regio presieduto dal maresciallo Pietro Badoglio. A marzo si concludeva la trattativa avviata al principio del ’44 tra il diplomatico italiano Renato Prunas, segretario generale del ministero degli Esteri, e il rappresentante sovietico nel Mediterraneo Andreij Vysinskij, che assicurava al regno del Sud il riconoscimento da parte dell’Unione Sovietica.

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«Correte, Ercoli è qui», la svolta di Salerno

Di Guido Liguori

Pubblichiamo l’articolo di Guido Liguori uscito oggi per “il manifesto” in vista del convegno nazionale organizzato da Futura Umanità dal titolo «Togliatti, la “svolta di Salerno” e le radici della Repubblica»

Quando la sera del 27 marzo 1944 un uomo bussò alla porta della Federazione napoletana del Pci, la Seconda guerra mondiale e la lotta di liberazione contro il nazifascismo erano ancora in corso. C’era il coprifuoco, i bombardamenti tedeschi da pochi giorni avevano causato in città centinaia di morti e anche il Vesuvio in eruzione creava preoccupazione e paura. Solo tre uomini, tra cui il futuro amatissimo sindaco di Napoli Maurizio Valenzi, che avrebbe raccontato l’episodio in un suo libretto famoso, si trovavano ancora nella sede del partito. Fu il segretario Cacciapuoti ad andare ad aprire. E a dare ai compagni l’inattesa notizia: «Correte, Ercoli è qui».

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