Addio a Aldo Garzia

di Guido Liguori

La morte di Aldo Garzia mi colpisce dolorosamente. Lo conoscevo dai tempi dell’università, metà anni 70. Forse anche da prima, visto che facevamo entrambi parte del manifesto (movimento politico) prima e del Pdup pc poi. Sicuramente ci conoscemmo nelle riunioni e nelle serate in trattoria di quella sinistra romana, perché lui faceva Sociologia, che aveva sede a Magistero e non frequentava le lezioni alla Città universitaria, dove allora io seguivo i corsi di Filosofia (e quante lotte, per non essere deportati a Villa Mirafiori). Non ci frequentammo mai assiduamente, ma ci incontravamo continuamente: anche nel PCI negli anni 80, nella sinistra a sinistra degli occhettiani dopo. Moltissimi sono i momenti di incontro e dialogo con lui che ricordo. Ne cito solo uno: alla fine dell’intervento di Ingrao al XVII Congresso (Firenze, 1986) Aldo mi disse tutto infervorato: “Ingrao ha riaperto il Congresso!”. Io, più scettico, anzi cinico, o forse semplicemente più informato dei fatti (Critica Marxista si faceva a Botteghe Oscure e dunque frequentavo sia pure da ospite le “segrete stanze”), gli risposi prendendolo un po’ in giro: non si riapre niente, il Congresso è già finito prima di iniziare… Ma in quel fervore ingraiano c’era tanto della passione politica di Aldo, quasi a sfiorare l’ingenuità, nonostante l’aria di disincantato che amava assumere. Negli ultimi anni aveva iniziato a collaborare a “Critica Marxista”, scrivendo ad esempio sulle nuove edizioni dei libri del Che o di una recente riflessione collettiva Lucio Magri. Cuba e la Svezia erano due suoi grandi amori da tanto tempo, vi aveva dedicato libri, lunghi soggiorni (anche una casa a Cuba), bellissimi reportage. Ogni tanto mi telefonava, per proporre un pezzo o parlare di un classico del marxismo o avere notizie su un certo editore. Purtroppo, anche per la pandemia, non sono mai andato a trovarlo nella sua repubblica popolare del Testaccio. E questo resta un rammarico. Ciao Aldo carissimo.

TRATTATIVA, PACE, DISARMO

di Sergio Gentili

Il presidente ucraino Zelensky continua a chiedere alla Nato di chiudere il cielo dell’Ucraina per fermare i bombardamenti russi.

Dice all’Occidente: “Almeno forniteci aerei per proteggerci. Se non ci date neanche questi, sarà anche responsabilità della politica mondiale, dei leader occidentali”.

Questa, però, è una richiesta inaccettabile perché sarebbe l’anticamera della guerra nucleare mondiale.

Saggiamente Usa e Europa sono contrari a questa disperata e pericolosa proposta di un presidente provato, proposta che potrebbe addirittura ridurre la solidarietà verso la resistenza ucraina, cosa che non deve avvenire.

Domandiamoci: la proposta di Zelensky nasce da una perdita di lucidità, assai probabile considerate le sofferenze, le privazioni, l’esodo e i drammi umani che stanno vivendo le donne, i bambini e gli uomini ucraini oppure c’è una volontà di estendere il conflitto a tutta l’Europa con la speranza di sconfiggere militarmente Putin?

Ora le manifestazioni e la solidarietà che si stanno avendo in tanti paesi hanno delle parole d’ordine precise: no alla guerra, no all’invasione, difesa dell’indipendenza dell’Ucraina, subito una tregua, mettere in salvo i civili con corridoi umanitari veri, solidarietà attiva e accoglienza verso i profughi.

Quindi, le grandi manifestazioni popolari chiedono la trattativa, l’accordo possibile, una mediazione dell’ONU, iniziative di distensione e non l’invio di armi, non l’aumento della forza d’occupazione russa.

Papa Francesco ha detto in un “accorato appello” dopo l’Angelus di ieri (6 marzo):

“Cresce di ora in ora la necessità di aiuti umanitari e rivolgo il mio accorato appello affinché vengano aperti corridoi umanitari… Si fermi la guerra e si torni a rispettare il diritto internazionale … La Santa Sede è disposta a fare del tutto, a mettersi in servizio per questa pace.”

Leggo questo sacrosanto appello come la richiesta di tornare ad iniziative di pace cioè alla trattativa in cui abbiano un ruolo di mediazione, oltre alle istituzioni internazionali cominciando dall’ONU, anche le autorità religiose. Benissimo.

Che ci sia stata, e ancora c’è, una responsabilità dei leader mondiali per non aver trovato per tempo una via di mediazione tra le esigenze di sicurezza di Mosca (no all’Ucraina nella NATO) e l’indipendenza nazionale di Kiev, appare drammaticamente evidente.

Gli USA, l’UE, Putin e Zelensky riflettano e traggano insegnamento dagli errori passati, di sordità e di prevaricazione, per non commetterne di nuovi che sarebbero ancora più drammatici per tutti.

NO ALLA GUERRA