Per Pier Paolo Pasolini

Di Lelio La Porta

L’articolo seguente si avvale di alcuni passi di uno scritto pubblicato su «La Città Futura» il 30/10/2015.

Ma come io possiedo la storia,

essa mi possiede; ne sono illuminato:

ma a che serve la luce?

(P. P. Pasolini, Le ceneri di Gramsci)


L’assassinio di Pasolini, il cui corpo orrendamente massacrato fu rinvenuto il 2 novembre del 1975 e di cui ricorre il 50° anniversario, è stato causa di dolore e di rabbia autentica per chi militava a sinistra o, comunque, aveva a cuore le sorti della cultura nel nostro paese (e per questo stava a sinistra ieri e a sinistra si trova ancora oggi). Chi lo avrebbe visto con piacere bruciare in Campo de’ Fiori come Giordano Bruno o, meglio ancora, avrebbe desiderato fargli indossare la mordacchia, ancor prima di spedirlo al rogo, dimenticava tutto. Ci fu chi pensò di sottrare ad un’appartenenza comunista colui il cui fratello Guido (Guidalberto) era morto nell’eccidio di malga Porzûs, compiuto dai gappisti di “Giacca”, presumibilmente su ordine del comando del IX Corpo jugoslavo, e il padre aveva salvato Mussolini dalle mani dell’attentatore (o meglio, presunto tale) Zamboni. E poi non era stato espulso dal Pci nel 1949 per “indegnità morale”?1

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“La pace al primo posto”, due anni dopo. Berlinguer al Mandela forum.

Di Daniela Belliti *

Il libro Enrico Berlinguer, La pace al primo posto. Scritti e discorsi 1972-1984, a cura di Alexander Höbel, Donzelli, è uscito nel 2023, appena un anno dopo l’inizio della guerra russo-ucraina. Sono passati già altri due anni e stiamo vivendo il periodo più buio e tragico dalla fine della Guerra fredda. Per questo rileggere ora gli scritti e i discorsi di Enrico Berlinguer sulla pace rappresenta in primo luogo un’operazione politica, una presa di posizione alternativa al mainstream del dibattito pubblico che si è sviluppato attorno alla crisi attuale dell’ordine internazionale (o dovremmo piuttosto dire “disordine globale”). Infatti, da quando è scoppiata la guerra in Ucraina, e dopo quello che è successo e sta succedendo dal 7 ottobre 2023 in poi in tutto Medio Oriente, si sono imposte nel confronto politico e mediatico una nuova riabilitazione della guerra e una parallela opera di delegittimazione della pace.

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La Repubblica Popolare Cinese e il processo di transizione: una questione aperta.

di Alexander Hobel

Riteniamo utile riproporre qui il testo del saggio di Alexander Hobel contenuto nel libro “Più vicina. La Cina del XXI secolo” curato da Paolo Ciofi e pubblicato dalle edizioni Bordeaux in collaborazione con la nostra associazione.

Chi fosse interessato all’acquisto può rivolgersi direttamente alla casa editrice Bordeaux che provvederà alla spedizione gratuita con sconto per i nostri iscritti.

Nella complessa realtà del mondo attuale, sempre più interconnesso e interdipendente, l’esigenza di approfondire una questione cruciale come quella dei caratteri e della natura della Cina di oggi, del suo ruolo nel mondo, delle sue prospettive, è giustamente sempre più avvertita. Anche in Italia, l’ampliamento delle conoscenze sulla realtà cinese ha visto già da qualche tempo molti stimolanti sviluppi, con convegni, ricerche, traduzioni e analisi di grande interesse1. Del resto, nel nostro paese, l’interesse verso la Repubblica popolare cinese è antico, così come l’attenzione nei suoi riguardi da parte di intellettuali e forze politiche, a partire, com’è ovvio, dal Partito comunista italiano e dai suoi leader.

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I luoghi e le parole di Enrico Berlinguer

Mercoledì 3 settembre ore 17, avrà luogo a Firenze, presso il “Nelson Mandela Forum” (piazza Berlinguer), l’inaugurazione della mostra “I luoghi e le parole di Enrico Berlinguer”. Nell’ occasione sarà presentato il libro “La pace al primo posto” curato da Alexander Höbel. Seguiranno musiche dei Modena City Ramblers.