Il destino dell’uomo: una riflessione filosofico-politica

Di Lelio La Porta

(Il seguente articolo di Lelio La Porta è stato già pubblicato sul sito Parliamo di Socialismo, il 9 aprile scorso)

L’ultima pagina del romanzo che Italo Svevo pubblica nel 1923 (la prima guerra mondiale si è conclusa da cinque anni) sembra essere quasi una profezia di quello che accadrà il 6 e il 9 agosto del 1945 a Hiroshima e Nagasaki quando i bombardieri statunitensi sganciarono sulle due città nipponiche due bombe atomiche con l’obiettivo di porre fine al secondo conflitto mondiale, o meglio, visto che la Germania nazista si era arresa a maggio, di chiudere i conti con il Giappone, peraltro già in ginocchio, mostrando i muscoli atomici all’Urss:

Ma l’occhialuto uomo, invece, inventa gli ordigni fuori del suo corpo e se c’è stata salute e nobiltà in chi li inventò, quasi sempre manca in chi li usa. Gli ordigni si comperano, si vendono e si rubano e l’uomo diventa sempre più furbo e più debole. Anzi si capisce che la sua furbizia cresce in proporzione della sua debolezza. I primi suoi ordigni parevano prolungazioni del suo braccio e non potevano essere efficaci che per la forza dello stesso, ma, oramai, l’ordigno non ha più alcuna relazione con l’arto. Ed è l’ordigno che crea la malattia con l’abbandono della legge che fu su tutta la terra la creatrice. La legge del più forte sparì e perdemmo la selezione salutare. Altro che psico-analisi ci vorrebbe: sotto la legge del possessore del maggior numero di ordigni prospereranno malattie e ammalati.
Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po’ più ammalato, ruberà tale esplosivo e s’arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un’esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie1.

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La Via di Togliatti: Un’Opportunità Storica per il Movimento Comunista Internazionale

Di Tiziano Bordoni

Nel caldo agosto del 1964, con il movimento comunista internazionale lacerato dalla frattura sino-sovietica consumatasi l’anno precedente, Palmiro Togliatti consegnava alla storia le sue ultime riflessioni nel Memoriale di Yalta. In quelle pagine dense di pensiero politico si intravedeva non solo l’analisi lucida di una crisi, ma soprattutto una via d’uscita che, se compresa e seguita, avrebbe potuto aprire scenari molto diversi per il movimento operaio internazionale.

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L’impronta di Lenin sui primi anni del comunismo italiano

Di Alexander Höbel

In occasione dell’ anniversario della Rivoluzione d’Ottobre, per ricordare il grande evento che diede la sua impronta a tutto il XX secolo e oltre, pubblichiamo in questi giorni alcuni articoli sui fatti del 1917 e sulla loro interpretazione.

Il seguente articolo di Alexander Höbel è già stato pubblicato in “Alternative per il socialismo”, 2024, n. 72.

Il rapporto tra il comunismo italiano e il pensiero e la prassi di Lenin è un rapporto organico, fondativo; al tempo stesso è un rapporto complesso, articolato, che si modifica nel corso del tempo. In questa sede sarà quindi possibile analizzare solo le fasi iniziali di tale dialettica e proporre alcuni elementi di riflessione che andrebbero poi ulteriormente sviluppati.
Lo scoppio della Rivoluzione russa, a partire da quella di febbraio, aveva suscitato un grande clamore e un’enorme simpatia nella classe operaia italiana. È nota la vicenda del viaggio compiuto nel nostro paese nell’agosto 1917 da una delegazione di menscevichi, che ovunque vengono accolti al grido di “Viva Lenin!”. Come scriverà Paolo Spriano, Lenin “era stato reso popolare dagli stessi giornali borghesi”, che lo dipingevano “come un pericoloso anarchico, come un uomo venduto alla Germania […]. Ma proprio l’odio che così si manifestava lo rendeva popolare alle masse”.

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Togliatti, totus politicus

Di Lelio La Porta

In occasione del 60° anniversario della morte di Palmiro Togliatti, per ricordare il grande dirigente comunista scomparso a Jalta nel 1964, pubblichiamo in questi giorni alcuni scritti dedicati al suo pensiero e alla sua opera.

Il seguente articolo è di Lelio La Porta ed è stato pubblicato su “il manifesto” il 21 agosto scorso

Il 21 agosto ricorre il 60° anniversario della morte di Palmiro Togliatti avvenuta ad Artak vicino Yalta il 21 agosto del 1964. Ancora oggi i suoi discorsi alla Costituente possono indurre ad un momento di riflessione intorno al senso e al significato della nostra Costituzione, oggi in grande pericolo (P. Togliatti, Discorsi alla Costituente. Un’antologia, prefazione di E. Berlinguer, introduzione di A. Natta, a cura di L. La Porta, Editori Riuniti, Roma, 2021), così come gli eventi della vita del segretario comunista, dal 1944 alla morte, sono l’oggetto del volume di Corrado Morgia, in uscita per i tipi dell’editore Bordeaux di Roma, intitolato Togliatti, Una biografia (1944-1964). Togliatti nacque a Genova nel 1893 e nel 1911 partecipò al concorso, che vinse, bandito per gli studenti delle Provincie dell’ex Regno di Sardegna per l’assegnazione di una borsa di studio dell’Università di Torino; allo stesso concorso partecipò Antonio Gramsci e la loro amicizia iniziò allora e si consolidò attraverso scelte comuni: l’iscrizione al Partito socialista, la collaborazione al «Grido del popolo» e all’«Avanti!», la fondazione, con Tasca e Terracini, dell’«Ordine Nuovo», per il quale curò dapprima la rubrica «La battaglia delle idee», divenendone, al momento della fondazione del Pcd’I nel 1921 e della trasformazione del settimanale in quotidiano, il caporedattore.

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Gramsci e Togliatti

Di Aldo Pirone

In occasione del 60° anniversario della morte di Palmiro Togliatti, per ricordare il grande dirigente comunista scomparso a Jalta nel 1964, pubblichiamo in questi giorni alcuni scritti dedicati al suo pensiero e alla sua opera.

Il seguente brano di Aldo Pirone, già pubblicato sul sito “Parliamo di Socialismo” il 24 giugno scorso, tratta del rapporto tra Togliatti e Gramsci.

Lo scontro fra Gramsci e Togliatti

Nell’ottobre del ’26, poche settimane prima di essere arrestato, Gramsci, in una lettera redatta a nome dell’Ufficio politico del partito, pur condannando recisamente le posizioni politiche dell’opposizione interna al Pc(b) dell’Urss1 di Zinoviev-Kamenev-Trotzkij di attacco alla Nep, rivolse una critica alla maggioranza guidata da Stalin e Bucharin, invitandola a non ”stravincere” nella lotta interna per non ”distruggere” con una divisione radicale la funzione di guida internazionale svolta dall’insieme del gruppo dirigente bolscevico.

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