Il giovane studente universitario Antonio Gramsci mostrò a partire dal 1914 il suo interesse per la guerra e, almeno inizialmente, tale interesse si collocò all’interno dello scontro che, nel Psi, contrappose interventisti e neutralisti anticipando il dibattito che avrebbe preso corpo nel Paese di lì a poco. Il 18 ottobre Mussolini sull’«Avanti!» pubblica l’articolo Dalla neutralità assoluta alla neutralità attiva ed operante al quale il 24 ottobre risponde Tasca con l’articolo Il mito della guerra. Il 31 ottobre Gramsci pubblica Neutralità attiva ed operante. Il 24 novembre Mussolini sarà espulso dal Psi e per Gramsci avrà inizio, in conseguenza delle sue posizioni sulla guerra, un periodo di isolamento politico che di fatto terminerà nell’autunno del 1915 quando entrerà nella redazione torinese dell’«Avanti!», dove rimarrà fino al 31 dicembre del 1920, e inizierà la collaborazione con «Il Grido del Popolo».
Lo scritto che segue vuole proporre un’analisi del percorso di formazione del gruppo dirigente del partito comunista nel periodo 1923-1924 attraverso una ricostruzione che si avvale di diversi documenti, soprattutto lettere, per capire come Gramsci, operando da Vienna, costruì intorno a sé il nucleo di dirigenti che guidò il Pcd’I.
L’autore si è avvalso di parti, da lui stesso tradotte, di un volume appena pubblicato in francese (Romain Descendre e Jean-Claude Zancarini, L’oeuvre-vie d’Antonio Gramsci, Éditions La Découverte, Paris, 2023; si tratta di due studiosi di Gramsci), integrate da riflessioni personali intorno al “pensiero vivente” (possibile traduzione del titolo del volume) che proietta sul nostro presente lo sforzo di ricerca dell’unità della sinistra compiuto da Gramsci in quegli anni di ferro e di fuoco.
L’idea di questo scritto è nata dalla tessera 2023 della nostra Associazione in cui compare la copertina di una delle edizioni del volume togliattiano intorno alla formazione del gruppo dirigente comunista nel 1923-1924.
Mi auguro che il tedio non assalirà quante fra le nostre compagne e quanti fra i nostri compagni vorranno affrontare la lettura dello scritto, necessariamente ponderoso, visto l’argomento, credendo, in quanto autore, di essere stato ponderato.
Se si pensa al tema “Gramsci interprete del fascismo”, il primo pensiero va probabilmente agli articoli gramsciani dei primi anni Venti, giustamente famosi. Quando, a partire dal 1921, il fascismo diventa un fenomeno di rilievo – scatenando in Italia (con i soldi di agrari e industriali e con la protezione e l’aiuto della polizia e dell’esercito) una guerra civile contro i lavoratori e le loro associazioni sindacali e politiche – il giovane dirigente del Partito comunista d’Italia dedica al fascismo analisi in presa diretta che colpiscono per acutezza. Egli non è sul ponte di comando del neonato partito comunista né concorda su come esso sia nato e su come Bordiga lo dirige: Gramsci è a Torino, dove dirige invece uno dei tre giornali del Pcd’I, «L’Odine Nuovo», divenuto quotidiano dal 1° gennaio 1921.In qualità di acuto osservatore della vicenda politica italiana, oltre che come dirigente comunista, Gramsci si applica alla lettura del nuovo fenomeno rappresentato dal fascismo e dallo squadrismo.
Tre devono essere considerati i filoni di interpretazione del fascismo: quello intellettuale, quello sociale e quello etico1.
L’ antifascismo intellettuale si basa sulla teoria crociana della parentesi, ossia del fascismo inteso come malattia morale che, in virtù dei processi di crescita della Zivilisation, soppianta e supera la Kultur europea. Possono essere considerati come autori e testi di riferimento Ortega y Gasset (La ribellione delle masse, 1930), Meinecke (L’idea di ragion di stato nella storia moderna, 1924), Huizinga (Le ombre del domani, 1935).
Sulle circostanze che condussero Croce all’antifascismo va fatta qualche considerazione. Intervistato da Francesco Dall’Erba il 27 ottobre del 1923 per il «Giornale d’Italia», quindi a distanza di un anno dalla marcia su Roma, Croce, temendo il pericolo di un «ritorno all’anarchia del ‘22», continuava: «Nessuno che abbia senno augura un cangiamento». E proseguiva sostenendo che tra la sua «fede liberale e l’accettazione e giustificazione del fascismo» non c’era contraddizione alcuna. Il 1° febbraio del 1924, intervistato dal «Corriere Italiano», ancora riteneva «così gran beneficio la cura a cui il fascismo aveva sottoposto l’Italia, che si dava pensiero piuttosto che la convalescente non si levasse presto di letto, a rischio di qualche grave ricaduta». Il 24 giugno del 1924, due settimane dopo il sequestro di Matteotti, il Senato fu chiamato a votare la fiducia al governo Mussolini: Croce, con Gentile, fu tra i 225 che votarono la fiducia. Pochi giorni dopo, per la precisione il 9 luglio, intervistato dal «Giornale d’Italia», il filosofo affermava:
L’operazione politico-culturale volta a colpire la figura di Palmiro Togliatti – presentandolo come nemico, traditore e occultatore di Antonio Gramsci, e magari complice sua della morte, anziché come il dirigente politico che più di chiunque altro seppe tutelarne, diffonderne e proseguirne l’elaborazione – ha trovato una nuova puntata nell’ultimo libro di Mauro Canali, Il tradimento. Gramsci, Togliatti e la verità negata, Marsilio 2013. Sul sito della International Gramsci Society (Igs) – Italia, Antonio di Meo e Nerio Naldi hanno già provveduto a smontare parte delle argomentazioni sostenute da Canali; e altri studiosi stanno facendo altrettanto in altre sedi. Tuttavia, come sempre accade in questi casi, i principali mezzi d’informazione non danno molto spazio a contributi critici di questo tipo, preferendo accrescere il coro dei “laudatores”. Colpisce e dispiace che a tale coro si sia aggiunta anche la rivista “Left”, che pure viene diffusa assieme a quella “Unità” di cui Gramsci fu fondatore. Pubblichiamo quindi la lettera che Guido Liguori, vicepresidente della nostra associazione e presidente della Igs-Italia, ha inviato alla redazione della rivista, esortandola a un diverso approccio nell’affrontare questioni così delicate. Per parte nostra, condividiamo le sue parole e quelle contenute nel citato intervento di Di Meo: «Per dar vita a un Togliatti “occultatore” del “vero” pensiero di Gramsci è stata necessaria la superba invenzione – stravagante e filologicamente molto fantasiosa – di un “Quaderno mancante”. Senza Togliatti, in realtà, sarebbero mancati tutti i 33 Quaderni ora a nostra disposizione!». Un fatto, questo, che non andrebbe mai dimenticato da parte di chi intenda ricostruire la complessa vicenda del rapporto tra due dirigenti politici (e due intellettuali) così importanti nella storia italiana del XX secolo.
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Cara redazione di Left,
sono rimasto molto dispiaciuto nel vedere nel numero della rivista oggi in edicola una intervista di Elisabetta Amalfitano a Mauro Canali che è semplicemente una esaltazione acritica delle tesi dello studioso sul presunto “tradimento” di Gramsci da parte di Togliatti. Si dovrebbero sentire in proposito più “campane”, non spingere l’opinione pubblica in una sola direzione, spacciando per ormai scontate tesi interpretative che sono invece estremamente controverse nella comunità scientifica. Come presidente della International Gramsci Society Italia, parte di una libera comunità di studiosi diffusa in tutto il mondo, vi invito a visitare il nostro sito (www.igsitalia.org) , dove troverete due recensioni, di Antonio Di Meo e Nerio Naldi, che smontano completamente le tesi di Canali. Se poi volete fare anche la fatica di leggere qualcosa di più ampio, vi rimando alla raccolta di scritti togliattiani su Gramsci da me curata e ripubblicata recentemente da Editori Riuniti university press, con una introduzione sui rapporti tra i due autori. Ho la speranza che possiate dare una informazione più completa e meno unilaterale. Cordiali saluti,
Guido Liguori Presidente della International Gramsci Society Italia (Igs Italia)
Gli Editori Riuniti hanno ripubblicato la raccolta di interventi di Togliatti su Gramsci intitolata “Scritti su Gramsci”, curata nel 2001 da Guido Liguori.
[…] Non riesco a trovare, nella storia dell’ultimo secolo del nostro paese, una figura che gli stia a pari, dopo la scomparsa dei grandi del Risorgimento. […] Nella sua vita la dialettica della lotta tra la volontà e la ragione e le spinte oggettive naturali e sociali assume però le note del dramma, che non tanto prelude, quanto è già un atto vissuto della ricerca morale dei tempi nostri. […] Così ci appare egli oggi, nella unità inscindibile della lotta politica da lui condotta e della riflessione quieta (ma non sempre…) dei Quaderni del carcere. Antonio Gramsci è la coscienza critica di un secolo di storia del nostro paese. […] Conta più di tutto quel nodo, sia di pensiero, sia d’azione, nel quale tutti i problemi del tempo nostro sono presenti e si intrecciano. È anche un nodo di contraddizioni, lo so; ma sono contraddizioni che trovano la loro soluzione non in un pacifico giuoco di formule scolastiche, ma nell’affermazione di una ragione inesorabilmente logica, di una verità spietata e della costruzione operosa di una nuova personalità umana, in lotta non solo per comprendere, ma per trasformare il mondo. Palmiro Togliatti (da Gramsci un uomo, 1964)
[…] Andando al di là di alcuni elementi indubbiamente datati e anche fuorvianti, facilmente individuabili, dovuti al contesto storico in cui questi interventi furono composti […] gli scritti e i discorsi di Togliatti su Gramsci offrono elementi e spunti di rilievo, molti dei quali sono stati a lungo ignorati o non adeguatamente valorizzati. Togliatti per primo, e con migliore conoscenza di chiunque altro, ha indicato elementi importanti per comprendere il percorso del suo antico compagno di studi prima e di militanza e di lotta politica poi. Basti per tutti ricordare l’affermazione […] per cui gli scritti gramsciani potranno essere compresi pienamente solo da chi avrà conquistato una conoscenza approfondita dell’attività politica di Gramsci: indicazione, questa, che è stata raccolta fin dagli anni Sessanta-Settanta per quel che concerne gli scritti precarcerari, ma che solo negli ultimi anni è stata seguita facendo registrare consistenti progressi anche per quel che riguarda gli anni del carcere. […] (Dalla prefazione alla presente edizione)
Guido Liguori, è docente di Storia del pensiero politico contemporaneo presso l’Università della Calabria, presidente della International Gramsci Society Italia e caporedattore della rivista di cultura politica «Critica marxista». È autore tra l’altro dei seguenti libri: Gramsci. Guida alla lettura (con Chiara Meta, 2005); Sentieri gramsciani (2006, vincitore del Premio Sormani, tradotto in Brasile); La morte del Pci (2009, pubblicato anche in Francia). Ha curato nel 2009 con Pasquale Voza il Dizionario gramsciano 1926-1937, contenente oltre 600 voci scritte da 60 specialisti di diversi paesi.
GUIDO LIGUORI
INDICE
7 Prefazione alla nuova edizione
9 Introduzione di Guido Liguori
40 Nota ai testi Scritti su Gramsci
47 Antonio Gramsci un capo della classe operaia
52 In memoria di Antonio Gramsci
65 Antonio Gramsci capo della classe operaia italiana
99 La politica di Gramsci
102 L’eredità letteraria di Gramsci
104 Lezione di marxismo
107 L’insegnamento di Antonio Gramsci
115 Discorso su Gramsci nei giorni della Liberazione
126 Gramsci, la Sardegna, l’Italia
138 Antonio Gramsci e don Benedetto
140 Pensatore e uomo di azione
160 Gramsci sardo 166
L’antifascismo di Antonio Gramsci
193 Storia come pensiero e come azione
203 Attualità del pensiero e dell’azione di Gramsci
224 Il leninismo nel pensiero e nell’azione di A. Gramsci (Appunti)
247 Gramsci e il leninismo
276 La formazione del gruppo dirigente del Partito comunista italiano nel 1923-24
302 Gramsci e la legge contro la massoneria
309 Rileggendo «L’Ordine Nuovo» 320 Gramsci, un uomo
324 Indice dei nomi
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